i nuovi vigneti della valpolicella

Visto che è primavera nei giorni scorsi sono andato a fare un giro in bicicletta per la valpolicella in cerca delle bellissime fioriture dei ciliegi, ho subito un colpo quando ho trovato che molte zone che ricordavo come erano pochi anni fa adesso sono state spianate dalle ruspe e del paesaggio che andavo cercando non ne rimaneva quasi nulla.

Rimanendo al bordo di queste devastazioni mi sono tornati alla mente i ricordi dei vigneti di quando ero bambino, che terribile differenza camminare nei vigneti di oggi rispetto a quelli.

Mi ricordo che il terreno aveva le sue naturali ondulazioni e ci cresceva rigogliosa l’erba, spesso c’erano alberi di ciliegio che sostenevano i filari, c’era vita nel vigneto, il ronzio degli insetti, le rondini che sfrecciavano e il loro richiamo esuberante, in estate altri uccellini costruivano i loro nidi dove era più fitto il fogliame, a volte si incontravano anche serpenti che strisciavano sopra il fogliame in cerca dei nidi.

Spesso fra un vigneto e l’altro i campi erano verdi di quel verde intenso di primavera quando cresceva il grano, che poi in estate imbiondiva creando contrasti colorati con il fogliame e i campi coltivati a erba medica.

I vigneti erano ambienti vivi che pulsavano di suoni e colori che cambiavano con le stagioni.

Adesso nei vigneti moderni c’è il silenzio, raramente si sentono canti di uccelli o ronzii di insetti, ci sono file interminabili di paletti metallici, tutto appare così ordinato ma senza vita, è terribile da vedere e da ascoltare.

Addentrarmi in questo paesaggio così devastato mi ricorda la morte.

La ricchezza di biodiversità che ha permesso all’uomo di sopravvivere per migliaia di anni in pochi decenni è stata decimata dall’ingordigia e dall’assoluto disprezzo di tutto quello che non è utile a creare profitto, quanta tristezza rimane nel cuore.

Vedendo quella che a me appare come indifferenza dei più, a volte mi chiedo se questi ricordi, se queste mie sensazioni sono reali o se sono io che deformo la realtà, che esagero. Ma quando passo in quei luoghi che ancora (r)esistono rispettati dall’uomo e ritrovo i suoni e colori della vita ritrovo anche un senso dentro me stesso che altrimenti sento vacillare.

Riusciremo un giorno noi esseri umani a vivere in armonia con la vita che ci circonda?

Pubblicato in Riflessioni
4 comments on “i nuovi vigneti della valpolicella
  1. alberto avesani scrive:

    Mi trovi perettamente daccordo.
    Nella vallata di Negrar, nella zona di via Roverina a Santa Maria dove abito, le stradine vicinali bordate dai ciliegi solo qualche anno fa, sono solo un ricordo.
    Ogni anno qualche filare viene rimosso, qualche appezzamento a ciliegi viene sradicato per far posto agli ordinatissimi filari di viti.
    La fioritura dei ciliegi, tra l’altro potrebbe costiutire uno di quegli eventi che potrebbero anche favorire il turismo nel territorio, con risvolti mediatici ed economici, vedi la festa del mandorlo in fiore ad Agrigento.
    Ma non si vede più in là dello sfruttamento massimo e a breve della produzione viticola.
    Di fronte alla mia casa resistono miracolosamente alcuni grandi “nogare” sull’argine del progno che un contadino più saggio degli altri non sembra intenzionato a tagliare.
    L’estate scorsa erano popolate da cicale, che hanno fatto sentire il loro frinire fino alla fine di agosto, quando è giunto il tempo del trattamento per la tignola della vite.
    In due giorni tutti i vigneti della valle di Negrar sono stati trattati con l’insetticida, che per alcune ore prendeva anche la gola.
    Delle cicale da quel giorno non si è più sentito il frinire.
    Alberto

  2. totò scrive:

    martedì 27 ore 21 un gruppo di persone si trova presso la coop. Pane e Vino di Pedemonte in via Cà Dedè per ragionare assieme su cosa possiamo fare per contribuire a salvaguardare il nostro territorio, il tutto è nato da questo articolo: http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2010/17-aprile-2010/negrar-diventa-normale-via-vincoli-colline-1602860583327.shtml

    e dalla domanda: ma noi non possiamo fare nulla? Stiamo fermi a guardare?

    L’dea è di scrivere tutti assieme una lettera che rappresenti il nostro punto di vista e i nostri desideri, cercando di allargare il più possibile il cerchio di adesioni ad altre associazioni o singoli che vorrebbero una gestione del territorio più rispettosa.

    Per cui cercate di diffondere la conoscenza di questa iniziativa ad altre persone del nostro territorio, se non potete venire comunque dateci una mano.

  3. fabiana scrive:

    Non conosco direttamente la situazione della Valpolicella, ma mi unisco al vostro dolore nel vedere quanto succede alla nostra meravigliosa natura. Io abito nella zona delle meno pregiate Val d’Alpone, Val Tramigna e Val d’Illasi…ma il fenomeno è esattamente lo stesso. Ho scelto di venire a vivere qui 11 anni fa orsono, perchè mio marito ed io ci siamo innamorati di questa natura che accanto alle zone coltivate a ciliegi, vigne e ulivi lasciava spazio alle aree boschive e naturali. I campi stessi avevano un altro sapore. Ora è diventata tutta un’altra cosa…dove non hanno tagliato i boschetti hanno tagliato campi e campi di ciliegi. Dove non ci sono ancora le ruspe, ci sono campi di ceppi di ciliegi sradicati e, dove è “risistemato”, ci sono tristi e “perfetti” vigneti “tirati a lucido” e senza vitalità ai bordi dei quali non trovi più peonie e orchidee selvatiche, non trovi più garofani e gladiolini selvatici, nè stellaria, nè veroniche di 20 tipi, nè petroragia, pulsatilla campestre, tappetini di timo in fiore, piante grasse e licheni, margherite e poi…e poi…e poi…100 profumi, colori, rumoretti di insetti vari, cinguettii…e piango questa morte sentendomi impotente, perchè qui, al contrario che in Valpolicella, nessuno si preoccupa eccetto i pochi che sono venuti ad abitare in queste zone per amore della loro immensa bellezza e magia.

  4. Marco scrive:

    Purtroppo i vigneti sono diventati delle monoculture con un terreno sterile.
    Invito però a visitare le poche realtà biologiche che esistono in valpolicella, appunto per vedere ancora l’avena seminata nei vigneti, e le tecniche naturali per difendere le vigne, le erbe selvatiche che ancora convivono nel vigneto.

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