La crisi

Sono passati due anni dall’inizio della più grave crisi economico-finianziaria dal 1929. Due estati fa guardavamo con preoccupazione l’escalation del prezzo del petrolio e mai avremmo previsto che la crisi sarebbe nata dai mutui sub-prime, e che sarebbe stata di natura finanziaria.Tutti i santoni dell’economia si sono affrettati a dirci che la ripresa non sarebbe iniziata se non a 2009 inoltrato, poi a inizio 2010. Siamo a metà 2010, e persino il nostro presidente del consiglio, l’uomo che ride, ha dovuto dire che “abbiamo vissuto per anni al di sopra delle nostre possibilità”.

Consolante, per certi versi, anche se nemmeno lui si rende conto di  quanto abbia ragione.

Ma anche noi, nella nostra opulenta inconsapevolezza, fatichiamo a renderci conto che non abbiamo ancora toccato il fondo, e che i margini di affondamento in un’ulteriore crisi sono ancora enormi.

In questi giorni problemi di salute mi tengono lontano dalla mia amata bicicletta, quindi sono stato costretto a utilizzare l’autobus. Mezzo scomodo, ma che ti permette di vedere il mondo da un punto di vista più in alto, senza la paura di finire stirato e senza l’assillo della fatica.

Da questo punto di osservazione ho visto con paura l’enorme massa di auto che circolano per la nostra città, strombazzando, scorreggiando e vomitando fumo e rabbia. Tutte (ma proprio tutte!) occupate da una sola persona. Siamo senza soldi, molti di noi sono senza lavoro, ma nessuno rinuncia alla comodità della propria auto.

E non si sono visti neppure gli effetti positivi di questa crisi. Diciamoci la verità, molti di noi aspettavano con ansia liberatoria questi scricchiolii del capitalismo. Aspettavamo per poter dire “ve l’avevo detto io!”, ma non solo.

Aspettavamo anche per riscoprire quei meccanismi di solidarietà, di cooperazione, di mutua e muta assistenza che caratterizzano i momenti peggiori della nostra esistenza e che fanno rimpiangere, ai vecchi, periodi assurdamente tragici come la guerra.

Niente di tutto questo, oggi. Anzi, l’egoismo e il particolarismo, l’intolleranza e il razzismo sono cresciuti. Sono cresciuti anche fenomeni più solidaristi, come i G.A.S., ma non in misura proporzionale.

Così, non ci resta che contemplare tristemente questa crisi, immaginare come potrà peggiorare, e assistere inermi al peggiorare dei rapporti umani, alla sempre maggiore arroganza dei ricchi (sempre più ricchi), e alla sempre maggiore insoddisfazione dei poveri.

Poveri che si sentono tali non per lo squallore dei quartieri degradati dove vivono, o per l’immondizia di cui si cibano, ma solo perché le ricariche dei telefonini e gli abbonamenti alla TV digitale costano sempre di più.

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One comment on “La crisi
  1. totò scrive:

    e a noi non resta che piangere…..
    in un certo senso è così, per quanto possiamo darci da fare ed essere attivi nei settori “alternativi” al sistema sarà sempre e comunque la maggioranza degli esseri umani a determinare quale progetto di società verrà portato avanti, per quanto noi ci si senta in tanti perchè negli ultimi anni siamo cresciuti di numero siamo però lo stesso una piccola minoranza.
    A questo punto condivido due considerazioni:
    La maggior parte dell’umanità è probabile visti i precedenti che non risponderà positivamente ai nostri appelli e progetti fino a che non ci sarà veramente “l’acqua al culo” (scusate il francesismo), chi si ricorda il referendum contro il nucleare l’abbiamo vinto sono convinto perchè nel frattempo c’è stato l’incidente di Chernobyl.
    Nel frattempo non ci ritengo inermi, a noi non resta che proseguire a pensare e costruire progetti alternativi verificandone la tenuta e la sostenibilità, poi quando l’acqua salirà tutto il lavoro fatto verrà buono, nel frattempo la frustrazione di vedere un mondo che va da un’altra parte nonostante il nostro impegno ce la dovremo purtroppo mandar giù, ma ci sono anche soddisfazioni ogni tanto che tirano su il morale e poi siamo in buona compagnia. Volete mettere che compagnia hanno dall’altra parte? Non faccio nomi ma basta accendere la TV per chi ci riesce ancora.

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