delocalizzazione

Prendo spunto da una mail arrivata nella lista nazionale GAS che copio in calce a queste mie brevi considerazioni.

Delocalizzare la produzione, un’altro meccanismo distruttivo messo in atto nella globalizzazione dei mercati, le aziende italiane hanno iniziato fin dagli anni 90 a spostare la produzione in paesi in grado di offrire bassi costi di produzione e senza i vincoli ed i controlli normativi del nostro paese, ultimamente si è aggiunta una nuova motivazione che è la ricerca di paesi che offrono aree esenti da tassazione o comunque con aliquote minime per le imprese che si insediano.
A mio avviso è uno dei sintomi del grave degrado del nostro sistema economico che sta diventando sempre più cinico e miope mirando al solo esclusivo interesse economico a breve periodo.
In passato i datori di lavoro comunque pensavano al futuro delle loro aziende sui tempi lunghi anche in funzione dei loro figli, ora sono le lavoratrici dell’OMSA a trovarsi senza lavoro ma nel lungo tempo che avverrà? Le generazioni figlie di questi imprenditori senza scrupoli cosa faranno a loro volta se da noi la gente sarà alla fame? Si delocalizzeranno anche loro come hanno fatto i loro genitori per le aziende?

Le lavoratrici OMSA invitano ad essere solidali con loro, boicottando i marchi:

Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè-Serenella

La stessa cosa è successa alle lavoratrici della Perla, che ora ha trasferito la produzione in Cina, della Mandarina Duck, ecc.

Anche se il nostro caro presidente del consiglio parla di segni positivi ho la netta impressione che quest’anno e i prossimi a venire saranno davvero disastrosi per l’Italia.

Amiche e amici, vi porto via un po’ di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell’indifferenza generale.

Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all’estero della produzione per  maggiori guadagni.
Il proprietario dell’OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, l’energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.

Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro.
Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c’è più niente da fare.

Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell’azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).

Trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall’essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all’orizzonte l’eventualità di un guadagno più facile.

*Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, boicottando i marchi -*Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè – Serenella – e vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete se non altro per non alimentare l’indifferenza.

Le lavoratrici OMSA ringraziano quindi per l’aiuto e il supporto che vorrete dargli quali ennesime vittime di una legislazione che protegge sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la vita e la condizione lavorativa dei dipendenti.

Pubblicato in Riflessioni, Segnalazioni
One comment on “delocalizzazione
  1. albero che cammina scrive:

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