una partita a scacchi

Condivido questi pensieri che mi si sono presentati oggi mentre tornavo a casa dal lavoro in bicicletta.

C’è chi da tempo usa come argomento forte a sostegno della necessità di cambiare l’attuale modello socio/economico, il fatto che il “sistema” sta oramai avviandosi alla rovina, che le varie crisi che si stanno succedendo sono il segno dell’imminente e definitivo crollo.

Poi passano i mesi e gli anni e siamo ancora a dire più o meno le stesse cose.

Mi chiedo spesso se noi siamo in grado di prevedere quello che accadrà un domani abbastanza vicino da risultare tangibile, io sono convinto di no.

Perchè lo sono? Basti pensare all’esercito di persone ben preparate, a tempo pieno e con mezzi sofisticatissimi che sono al servizio del “sistema”, sono convinto che noi non siamo in grado di conoscere nemmeno quanto investe in stipendi di professionisti questo “sistema”, ci vorranno chissà quali crisi perchè questa moltitudine di “cortigiani” smettano di servire questo potere, ora come ora guadagnano bene e purtroppo non credo si pongano più di tanto questioni etiche o di sostenibilità.

Ma quello che mi ha più colpito nei pensieri di oggi è stata l’immagine di un enorme giocatore di scacchi: il “sistema”, un essere brutale e sornione che non ti lascia capire quali saranno le sue prossime mosse.

Chi gioca a scacchi sa benissimo che per vincere bisogna anche saper sacrificare le proprie pedine fino anche al pezzo più importante pur di arrivare a dare scacco matto all’avversario. E ho visto questo avversario enorme pronto anche a sacrificare pezzi importanti dell’economia convenzionale pur di restare li a governare quell’enorme potere distruttivo di cui si nutre e di cui non può fare a meno.

In futuro potrà accadere di vedere fenomeni di crisi anche considerevoli con cadute di pezzi eccellenti del “sistema”, ma noi non lasciamoci suggestionare e distogliere dal nostro impegno.

Sono convinto anch’io che il sistema è destinato alla rovina, ma sono anche convinto che questo continuo annunciarne la fine vicina rischia di avere sulle persone l’effetto contrario di quello che si vorrebbe.

Che fare nel frattempo? Semplicemente laboriosamente costruire alternative basate su sostenibilità, solidarietà, reciprocità, collaborazione; costruire esempi in grado di testimoniare che un mondo diverso è possibile. E in questo lavoro trovare anche spazi in cui condividere gioia e entusiasmo per questo percorso comune.

Pubblicato in Decrescita, Riflessioni
11 comments on “una partita a scacchi
  1. Michele Bottari scrive:

    La partita a scacchi contro il capitalismo mi piace, e mi ricorda Ingmar Bergman (ho aggiunto la foto per questo).

    Aggiungerei un paio di cose, che mi sembrano determinanti: l’avversario ha molti pezzi da sacrificare per la sua strategia, diciamo sei o sette regine.

    Ma l’aspetto più terribile è che dentro ciascuna regina ci siamo noi: come spiegato nel mio sproloquio la crisi 2.

    “Ma come si può produrre di meno, con “ la popolazione mondiale che aumenta di ottanta milioni di persone all’anno, con tremendi problemi di sottoalimentazione, di sottosviluppo?”

    Come possiamo non usare più pesticidi “col rischio di lasciar morire milioni di persone per mancanza di cibo o per malattie?” Come negare acqua, energia e fertilizzanti ai due terzi sottoalimentati della popolazione terrestre?

    Quando il sistema sacrifica qualche suo pezzo, ci sono dentro milioni di persone che perdono lavoro, casa, dignità: poveracci come noi.

  2. Stefano Freddo scrive:

    Ciao Antonio
    a proposito della partita a scacchi, penso che prima di poter giocare uno debba conoscere bene le regole del gioco. Io mi ostino a sostenere che noi non le conosciamo ancora bene, non sappiamo come mai nell’attuale sistema sociale anche le iniziative che partono con le migliori intenzioni sono rese inoffensive dal sistema. Purtroppo all’interno dei nostri movimenti non trovo ancora persone che vogliano ascoltare questo discorso, che ritengano di dover imparare a conoscere meglio ciò che vogliono cambiare.
    Per chi è interessato, posso indicare un libro assai semplice ed esauriente che può dare un aiuto in tal senso
    SUDDITI E SCHIAVI…..CONSAPEVOLI?
    Manuale di sopravvivenza sociale
    Autore ANDREA DI FURIA
    ordinabile sul sito http://www.cambiamenti.com

  3. antonio scrive:

    ho provato a cercare sul sito http://www.cambiamenti.com il libro SUDDITI E SCHIAVI…..CONSAPEVOLI? ma non ci sono risucito, ammetto che ho una certa “allergia” nei confronti dell’informatica ma forse con qualche indicazione in più ci arrivo anch’io.
    Comunque sul fatto di conoscere il “sistema” e le sue regole per poterlo cambiare sono molto perplesso, credo che da dentro non si possa cambiare, siamo di fronte, anzi dentro, ad un’economia globalizzata in grado di muoversi agevolmente e con grande efficienza da una parte all’altra del mondo, con centri di potere enormi in mano a multinazionali che sovrastano i governi nazionali e non solo (vedi l’Europa) è un qualche cosa in grado di schiacciare qualsiasi tentativo interno, la sproporzione di disponibilità di “cervelli”/mezzi/energie/competenze/capacità d’azione rispetto a noi è talmente enorme da non essere misurabile.
    A mio avviso quello che possiamo fare è impegnarci per toglierci da questo meccanismo infernale, lavorare per costruire una comunità in grado di vivere senza nessun appoggio al “sistema” che si tradurrebbe inevitabilmente consapevolmente o meno in sudditanza.
    Certo che è un lavoro lungo e faticoso, anche perchè il passaggio per molti di noi non è immediato e necessita di un lavoro di transizione da … a ….

  4. Stefano Freddo scrive:

    Ho avvisato la casa editrice e ora il libro è inserito (è uscito da poco), basta cliccare su NOVITA’.
    Credo ci sia un equivoco di fondo su cosa significhi conoscere. Non si tratta di qualcosa di quantitativo. Se fosse così avremmo ragione ad arrenderci di fronte alla enorme disponibilità di cervelli, di mezzi, … al servizio del sistema. Il fatto è che nemmeno tutti questi “cervelli”, se non i pochi dominanti,sanno in realtà quello che fanno. Essi stessi sono schiavi e non lo sanno. Per questo è doveroso perdonarli e aiutarli a comprendere.
    Uscire fisicamente dal sistema conservando il modo di pensare che l’ha generato è rimanere sudditi. Rimanervi all’interno e cambiare il propiro modo di pensare è già essere liberi. I pensieri che sono al fondamento dell’attuale ordine sociale sono morti, sono pensieri condizionati dall’utile e dall’interesse, quindi nemmeno veramente scientifici, perché l’attuale vita della cultura è asservita all’economia e alla politica. Per questo l’attuale dominio è essenzialmente dominio culturale. Chi sviluppa un pensiero libero e vivente è già libero e vede in modo chiaro non solo la forza del sistema, ma soprattutto che tale forza si fonda sulla debolezza di chi vuole combattere il sistema con gli stessi morti pensieri che esso gli ha fornito. Penso sia evidente che ogni progresso della civiltà, della cultura, è proceduto da singoli individui che hanno sviluppato nuove capacità di conoscenza. Essi sono stati sempre contrastati da chi era abituato al vecchio, ma poi la storia gli ha dato ragione e l’umanità è andata avanti.
    Ora è necessario, per proseguire nell’evoluzione umana, non solo conoscere in base ad un pensiero quantitativo, “possedere concetti”, cosa nella quale i tanti “cervelli” sono imbattibili. E’ necessario padroneggiare “l’attività pensante” dalla quale gli stessi pensieri scaturiscono, cosa che i cervelli non sanno fare, dato che tale attività la può compiere solo la libera volontà dell’uomo che vuole trasformare dal di dentro se stesso.
    Grazie a questa libera attività pensante si potrebbe anche vedere che nell’attuale sistema dal quale si vorrebbe uscire ci sono in realtà dei germi sani che attendono solo di essere visti e trasformati, ma per poterli vedere è necessario VOLERLI VEDERE, creare in se stessi nuove facoltà di visione.
    Il primo passo è quindi liberarsi culturalmente e individuare i passi necessari per una tale liberazione. Liberazione che nessun sistema può impedire, se non il sistema di pensieri che non vogliamo noi stessi superare.

  5. antonio scrive:

    mi hai incuriosito e cercherò di procurarmi questo libro, ma sinceramente sono perplesso dall’idea di cercare nei libri delle risposte, al giorno d’oggi ci sono una tale quantità di pubblicazioni da rendere umanamente impossibile la lettura anche solo di una parte infinitesima di questa montagna di carta, siamo arrivati all’assurdo in cui l’eccesso di informazioni sta diventando un problema pari alla mancanza di informazioni e questo vale anche per internet.
    E poi questa montagna di carta è insostenibile per il pianeta, ce la possiamo permettere solo perchè stiamo bruciando ad una velocità folle materie prime che un domani non saranno più disponibili per le generazioni dopo di noi.
    Circa il problema eccesso di informazione, porto il mio esempio, lavoro 5 giorni su 7, poi una parte del tempo rimanente mi serve per le “cose essenziali” come procurarmi cibo, cuocerlo, stare con le persone, mantenere funzionante le cose di casa, l’orto, il giardino, poi una parte di tempo la dedico all’impegno nella costruizione di alternative al sistema cercando di abbinare all’esperienza pratica l’elaborazione culturale in un percorso che cerca di non privilegiare nessuno dei due aspetti rispetto l’altro, cerco di vivere con l’attenzione a creare un’armonia fra l’azione e il pensiero e non solo; mi chiedo: è giusto togliere attenzione e tempo al mio impegno per leggere e fino a quando è giusto?
    Sono convinto che le risposte e le possibili vie da parcorrere ce le le dobbiamo cercare attraverso la relazione diretta senza mediazioni fra di noi esseri umani (in primis ogni uno con se stesso) e con tutte le altre forme di vita, con umiltà e ascolto profondo.

  6. Stefano Freddo scrive:

    Infatti le risposte non si trovano nei libri, ma nel coltivare domande. Due persone che leggano lo stesso libro lo comprenderanno in modo differente a seconda di ciò che cercano.
    Così è anche per l’eccesso di informazioni. Acquisire informazioni è come nutrirsi. Bisogna da un lato non ingozzarsi, ma è necessario avere anche un apparato digerente sano. Per le informazioni l’apparato digerente è il giudizio autonomo.
    Oggi il potere economico ci assorbe completamente nel lavoro e nei bisogni economici affinché non troviamo il tempo per dedicarci all’essenziale che ci fa essere uomini.
    VOGLIAMO OSSERVARE PER QUALI VIE CIO’ AVVENGA?

    Il potere politico invece ci cattura attraverso la polemica politica tra parti contrapposte. Un sacco di energia di degnissime persone viene sprecata nell’illusione che per tale via si possa giungere a qualcosa di buono (vedi manifestazioni di piazza). VOGLIAMO CONSIDERARE SE LE ATTUALI REGOLE DELLO STATO DEMOCRATICO SIANO SANE E ADATTE AL RAGGIUNGIMENTO DELLA GIUSTIZIA?

    Il potere culturale condizionato da politica ed economia offre tutto quell’eccesso di cui tu parli affinché la gente si ammali per indigestione, ma si guarda bene dal organizzare ambiti educativi dove le persone possano sviluppare capacità di giudizio autonomo per comprendere e digerire ciò che gli viene offerto.
    VOGLIAMO CONSIDERARE SE L’ATTUALE SISTEMA EDUCATIVO POSSA CONSENTIRE AD UN BAMBINO E AD UN RAGAZZO DI SVILUPPARE DA ADULTO LIBERTA’ DI PENSIERO?

    Osservando tale situazione ho deciso di ritirarmi dai vari ambiti di “militanza” per indirizzare le forze a suscitare le domande che qui ho espresso. Che anche altri vogliano porsele e vogliano cercare possibili risposte è un fatto da lasciare alla libertà individuale.
    Quello della libera ricerca, non condizionata da bisogni economici o da convenienza di parte politica, è il luogo privilegiato nel quale ci si può incontrare tra uomini liberi senza mediazioni.

  7. antonio scrive:

    una sola breve riflessione sulla questione tempo, se pensiamo che il tempo ci venga “rubato” dal “sistema” per farci lavorare come schiavi sbagliamo bersaglio (almeno in parte… intendiamoci eh!), perchè dico questo? Perchè in tempi passati quando non c’era il petrolio a darci man forte, i contadini e gli operai lavoravano anche 12 ore al giorno e non sono sicuro che una civiltà nuova etica e sostenibile sarebbe in grado di permettere a tutti gli esseri umani di avere disponibile un sacco di tempo “libero”.
    La questione credo sia da porre in termini di qualità di come trascorre il tempo del lavoro e non di quantità, mi spiego: la qualità è quando il mio lavoro mi permette di essere in armonia con me stesso e con ciò che mi circonda, allora non ho bisogno di tempo “libero” perchè tutto il tempo che vivo è già “libero”.

  8. antonio scrive:

    mi è arrivato il libro SUDDITI E SCHIAVI…..CONSAPEVOLI?
    Di primo acchito non mi è piaciuto che per un fascicolo di 43 facciate si spendano 15 Euro; con tanto di Copyright, se leggi in basso nel nostro sito c’è scritto: Copyleft 2011 el Sélese – I contenuti del sito sono di proprietà degli autori e utilizzabili liberamente per fini non commerciali.
    Ritengo che il libero scambio e la condivisione della cultura e della conoscenza dovrebbero avere una grande importanza per chi si impegna a camminare verso un mondo migliore.
    Nel merito dei contenuti del libro è troppo riduttivo scrivere un commento, diciamo che non mi sento in linea con l’autore, trovo troppo semplicistiche certe spiegazioni che rimandano tutto alla costruzione dello stato moderno dopo la rivoluzione francese.
    Fra di noi del Selese si è discusso ancora su dove sia da individuare “il peccato originale” e probabilmente rischieremmo di non arrivare mai ad una spiegazione che ci trovi concordi.
    Di certo la storia ci insegna che da sempre sono esistite le guerre, la sete di potere e le ingiustizie, è nel profondo dell’animo umano che potremmo trovare una spiegazione, qualche studioso ci ha provato ma diciamo che non ci ha convinti tutti.
    Per esempio una delle spiegazioni è che questa frattura si sia creata al tempo del passaggio degli esseri umani da raccoglitori/cacciatori a agricoltori, ma a me non convince oltre ad essere una pura ipotesi impossibile da provare per cui poco utile a trovare rimedio ai guasti odierni.

  9. Stefano Freddo scrive:

    Sono d’accordo che il “peccato originale” è nel profondo dell’animo umano. Sta in tutto ciò che è separazione (peccato significa separazione), ad esempio tra teoria e pratica. Serve a poco ad esempio studiare il passato teoricamente perché in tal modo non si riesce a penetrare i veri impulsi storici evoluitivi, che risiedevano nelle anime umane che hanno determinato tale evoluzione. Ha molto più senso entrare praticamente nella nostra interiorità per osservare i nostri pensieri ed impulsi, cosa questa per noi possibile. Una volta compresi i nostri si può sperare di comprendere anche quelli degli altri, anche dei tempi passati. I nostri pensieri noi li diamo spesso per scontati, siamo legati affettivamente ad essi e quindi non ci fermiamo ad osservarli obiettivamente per vedere se sono giusti, se corrispondono alla realtà dei fatti della vita.
    Tu, ad esempio, ritieni che la cultura e la conoscenza dovrebbero essere scambiate liberamente e di fronte al libro ti sei da subito sentito urtato per il suo prezzo, che ritieni eccessivo in rapporto alla dimensione. Ma tu sai che per questo genere di libri a tiratura limitata non conta tanto la dimensione per determinare il prezzo, ma le spese di esecuzione di tutto il processo che vanno a diluirsi sulla singola copia. Dalla stessa casa editrice (di proprietà dell’autore del libro) ho acquistato altri libri con prezzi molto inferiori a parità di tiratura (20€ per 300 pag., 25€ per 700 pag.).
    Del resto l’autore scive anche su riviste on line dove i suoi articoli possono essere scaricati gratuitamente (www.economiaitaliana.it rubrica “punto e virgola”, http://www.larchetipo.com). Ci potremmo anche chiedere se sia giusto che chi ricerca in questi campi, anche a livello professionale, non debba ricavare un reddito da tale suo lavoro. Certamente in questi settori non ci si arricchisce. Queste osservazioni non sono una critca nei tuoi confronti, ma vogliono solo dare un esempio del pensiero pratico che possiamo sviluppare per giungere ad un giudizio fondato sui fatti.
    In merito al contenuto del libro non è possibile qui entrare in discussione. Quello che ritengo importante in quel testo è soprattutto il METODO di procedere nell’esposizione e nell’osservazione delle dinamiche sociali, al di là dei contenuti sui quali si può discutere.

  10. delia scrive:

    E’ molto bello per me poter leggere discussioni dubbi e chiavi di lettura interrogandosi a vicenda in un confronto. Sono molto vicina al pensiero di Stefano quando propone la visione di uno sguardo prima da dentro che alle cause o i possibili carnefici di tali catastrofi . Quando scrivo questo mi vengono in mente Terzani Ghandi Vandana anche De Andrè figure che personalmente credo abbiano un filo che li unisca la spinta ad una riflessione profonda anche nel dubbio di quello che è il senso e valore che diamo alla nostra esistenza e alla relazione con il mondo e dobbiamo ripartire da noi come singoli individui e poi aprirci alla comunita con chiara consapevolezza e rispetto di tutte le parti che compongono questo meraviglioso mosaico che è l universo inteso come energie sensibiltà diverse ma comunque esistenti. Sara sempre comunque impossibile per noi comprendere e abbracciare ogni visione totale delle varie sfacettature con la sola ragione Siamo credo quasi obbligati anche se non mi piace come parola a metterci in relazione in modo dolce quasi direi tenero con tutto quello che ci appartiene noi stessi la nostra umanita ma anche a tutto ciò che sembra lontanissimo da noi e quanto costa questo? bhè molto se non tutto ma è quel tuffo nel cuore delle cose che può poter portare all abisso o ricordando quelle testimonianze lasciatici in eredità alla più grande testimonianza d amore che possiamo lasciare impressa nella terra nel cuore delle creature che abbiamo incontrasto e anche nel vento.

  11. Stefano Freddo scrive:

    Cara Delia,
    vuoi veramente conoscere il mondo? Guarda nelle profondità della tua anima.
    Vuoi veramente conoscere il tuo essere? Guardati intorno da ogni parte nel mondo.
    Buona ricerca.
    Stefano

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