Giustizia agraria

Terra al popolo. Se dovessimo attuare una perequazione agraria, quanta terra ci spetterebbe? Quali ostacoli pratici si frappongono a questa rivoluzione?

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In diversi periodi della storia in varie parti del mondo capita che ad un certo punto le terre coltivabili siano gestite da latifondisti o da grandi poteri accentrati. A quel punto lo sfruttamento diventa tale che spesso il popolo contadino prende in mano la forca e si ribella.

C’è poi, sempre chi deve prendere lo scettro del comando e farsi leader della lotta. In diversi momenti della storia, dalla Cina antica al Brasile dei nostri giorni, la promessa di effettuare una perequazione agraria ha portato alla sicura vittoria.

In cosa consiste? Consiste nel redistribuire fino all’ultimo metro quadrato di terreno per l’esatto numero degli abitanti. Ma, come si dice, tra il dire e il fare… Capita poi che magari si inizi bene, si metta il bastone tra le ruote di qualche supericco ma poi, con il tempo, come per magia la terra ritorna ad essere di proprietà di pochi.

Ho provato a cercare in internet l’esatta quantità di terreni coltivabili in Italia per capire di quanti metri quadrati dovremmo essere proprietari per diritto, per poter coltivare un po’ di insalata nel momento buio della nostra vita.”Maramao perchè sei morto, pane vino non ti mancava, l’insalata era nell’orto…

In Argentina quando ci fu il crack bancario nella città bastarono quindici giorni per iniziare a morire di fame.. In campagna la gente se la cavò, anche se il conto in banca era sparito l’insalata c’era ancora.
In Brasile i Sem Terra vennero fucilati, ammazzati dallo stato per aver occupato terre abbandonate da chissà quanto.

Quanta terra mi spetta di diritto in questa Italia, che non sia inquinata, cementata, di altri che non la usano. Sento che questo diritto mi è stato privato, forse nemmeno tanto da chi ha una fame insaziabile di possedere, ma di più da chi avrebbe dovuto garantirmi questo diritto, cioè lo stato.
Dovrebbe essere un diritto inalienabile, che non si può vendere, che rimane come patrimonio alla persona.

Il diritto alla terra si collega con il diritto al cibo e all’acqua. E’ la prova tangibile di appartenere veramente ad un paese e che il paese appartiene a chi vive della sua terra.

Nelle città esistono gli orti comunali, c’è una lista sempre infinita e devi essere veramente fortunato per ottenere anche tu, verso i 65 anni il tuo pezzettino di terra coltivabile. Ma vi pare giusto che devo agognare a questa ricchezza solo alla terza età?

Dovrebbe essere un regalo che ti fanno quando nasci e che ti accompagnerà tutta la vita, che tu lo voglia coltivare oppure no, che se non lo coltivi lo coltiva un altro ma nel momento in cui ne avrai bisogno, anche solo per pensare un po’ lo troverai li, ad accoglierti, magari con l’albero di mele che hai piantato quarant’anni fa.

L’appello dunque viene lanciato a tutti coloro che possono attuare una rivoluzione, che stanno seduti sulle poltrone di velluto rosso sapendo che se un diritto viene dato all’ultimo degli indigenti arriverà automaticamente a tutti gli altri.

Se avete voglia o semplicemente sapete dove recuperare i dati, commentate qui sotto.

Gloria Testoni

il Compascuo

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