Il tramonto del capitalismo II

Siamo alla fine del capitalismo? Riprendo le considerazioni dello scorso articolo.

Nicole Foss in un suo un intervento tratto da http://ioelatransizione.wordpress.com/2010/07/19/io-stoneleigh-e-la-crisi/ spiega che: (…) l’attuale bolla economica è probabilmente la più imponente che sia mai stata costruita. Grazie all’abbondanza di energia fornita dal petrolio, siamo saliti in alto come mai prima nella scala della crescita. Abbiamo gonfiato la bolla fino a una dimensione mai sperimentata, producendo nel contempo una quantità di debito assolutamente gigantesca.(…)

In particolare, Nicole pensa che il sistema del credito cederà per primo provocando un potente fenomeno deflattivo. Poi spiega in poche parole quali sono le conseguenze di una deflazione: (…) In una deflazione i prezzi cominciano a crollare per cercare di sostenere la domanda (se non puoi comprarmi il pane a 4 euro al kg, magari a 2 lo comprerai), e se da un lato il denaro aumenta così il suo potere d’acquisto, il collasso conseguente del sistema creditizio fa si che in breve tempo di denaro in circolazione non ce ne sia più. (…) in questo caso è necessario capire come funziona il sistema bancario e in sostanza come si crea il denaro che fa marciare l’economia. Le banche guadagnano offrendo servizi, ma soprattutto prestando denaro. Il fatto è che però prestano denaro che non hanno. (…) Visto lo scenario attuale e la straordinaria interconnessione di tutti i sistemi globalizzati la deflazione potrebbe arrivare molto presto, molto in fretta e in modo molto violento.(…)
A seguire ecco alcuni consigli tratti dall’articolo:
1.    Liberatevi dei debiti appena potete e non ne fate più (potrete trovarvi nelle condizioni di non riuscire più a pagarli). Attenzione perché i tassi di interesse in questa fase sono generalmente molto bassi e l’idea di indebitarsi estremamente allettante.
2.    Aumentate la vostra resilienza personale, familiare e nella comunità.
3.    Se avete risparmi liquidi o sotto forma di azioni, titoli, obbligazioni… cercate di investirli in qualcosa di utile e solido: ristrutturate casa per renderla più resiliente, acquistate attrezzi e attrezzature utili, terreni, impianti per la produzione di energia, ecc. Insomma, la “finanza” è davvero pericolosa in questo momento.
4.    Create relazioni sociali e collegatevi alla comunità in cui vivete. Create un’Iniziativa di Transizione o collaborate con quella più vicina a voi.
Abbiamo visto che ci troviamo in un momento storico mai verificatosi in precedenza e le previsioni sono tali che non lasciano molte speranze che questo sistema possa durare a lungo, ma quello che è peggio è che ci sono altrettante poche speranze che la transizione verso un nuovo modello socio economico avvenga tramite un percorso senza rischi ne pericoli.

Il fatto più preoccupante è che la quasi totalità delle persone preferiscono non vedere quello che si sta verificando e non vogliono nemmeno sentirlo dire, altre sperano in una nuova fase del sistema in cui la scoperta di nuove tecnologie salvifiche crei un nuovo modello socio economico iper tecnologico, ma il rischio ignorato da questi ultimi è che le nuove tecnologie ci portino ancora più lontano dagli equilibri naturali con il rischio di spostare più in la il momento del vero cambiamento e più ritardiamo meno possibilità ci restano di cambiare con pochi danni.
Sono molteplici le possibili angolazioni dalle quali si può osservare l’evolversi di una crisi annunciata ma mai ascoltata perchè troppo scomoda, i cambiamenti climatici che stanno accelerando i loro effetti e che potrebbero da soli rappresentare la fine di questo modello insostenibile, le materie prime che iniziano a scarseggiare e senza la grande disponibilità di queste il sistema è destinato a sgonfiarsi o a crollare a seconda se siamo ottimisti o pessimisti, l’aumento delle tensioni sociali sempre più globali e tendenzialmente violente, ma come abbiamo visto nel precedente articolo c’è un’altra ipotesi ancora più intrigante perché ci esporrebbe alla lunga a minor danni: che il capitalismo stesso per effetto delle speculazioni finanziarie collassi da solo per effetto della propria ingordigia senza bisogno di interventi esterni.

Parafrasando Michele in una mail che ci siamo scambiati: è come se un autobus impazzito, diretto a tutta velocità verso un burrone, per effetto della eccessiva velocità si sfasciasse pochi metri prima di arrivare al precipizio, chi si salverà dall’incidente ringrazierà quando si accorgerà che stava per cadere nel precipizio, mentre chi sull’autobus non si è mai seduto sentirà appena il rumore della rovinosa caduta e continuerà a vivere come prima e in alcuni casi meglio di prima, vedi i popoli che non hanno accettato di essere “civilizzati”.
Attenzione però che la rovinosa caduta non finirà con i danni diretti, è molto probabile che come è sempre accaduto nella storia delle civiltà umane, poi seguiranno anni di fame e guerre prima di ritrovare un nuovo equilibrio, la differenza rispetto al passato è che questa volta il sistema che cade è praticamente globale, in passato le cadute coinvolgevano pochi milioni di persone in un’area ristretta del pianeta, oggi siamo miliardi e le conseguenze non credo siano immaginabili.
Al di la degli scenari che si potrebbero ipotizzare come conseguenza del dissennato utilizzo delle risorse del pianeta o dell’avidità di una finanza ammalata, in ogni caso per me non è umanamente accettabile che l’attuale sistema rimanga in piedi.
L’ingiustizia della fame senza risposte e in continua crescita, diffusasi in una larga parte dell’umanità che si è trovata depredata da un sistema che aveva bisogno di creare profitto, non può essere continuamente dimenticata, questo è un sistema orribilmente disumano e il giorno in cui cadrà sarà, dal punto di vista della giustizia, un buon giorno.
E poi che senso ha in realtà vivere con questa spinta interiore al profitto? La vita ce la godiamo davvero in tutta la sua meraviglia? Noi come individui possiamo affermare di essere felici nel vivere come una azienda che ha come senso della propria esistenza il profitto? Questo pensiero unico oramai dominante è anche dentro di noi, nelle nostre famiglie e nelle nostre scuole? Mimmy dopo una riunione intergas mi ha raccontato: sto affiancando nello studio una bambina e ho dovuto leggere con lei quello che a scuola le insegnano; l’azienda è il soggetto che ha come proprio senso di esistere il fatto che crea profitto, giustamente Mimmy si è chiesta: ma è proprio questo quello che vogliamo insegnare ai nostri figli?

Il capitalismo e il senso del possesso, dell’avidità senza freni si è sviluppato in Europa, poi si è diffuso nel mondo, ma non è un caso che sia nato in Europa.
In Europa nella stagione fredda la terra è spoglia e se non si è provveduto per tempo a accumulare scorte di cibo sufficienti si rischia la fame se non addirittura la pelle. Al contrario non ha senso per un abitante di un paese tropicale accumulare cibo; il cibo deperisce con il calore e comunque basta andare a raccoglierne per il proprio fabbisogno ogni giorno nella foresta dove ce n’è in abbondanza tutto l’anno.
Ma il percorso da questa esigenza naturale, primaria, alla necessità folle di accumulare sempre più ricchezze, che nei casi dei più ricchi non sono nemmeno spendibili, ce ne passa; in questo lungo percorso verso il capitalismo e il consumismo che ne rappresenta l’apoteosi, una vertigine di follia, la popolazione europea è stata aiutata da una filosofia di fondo che fa parte di questa cultura: tutto quello che esiste è stato creato a nostro uso e consumo, l’universo è stato creato solo ed esclusivamente per noi esseri umani, ma quanto bisogno avevano i nostri avi di sentirsi così importanti e non i minuscoli esseri che siamo su un granello di polvere che chiamiamo terra perso in un universo immenso?
Questa visione egocentrica ha aiutato il salto che c’è stato dall’accumulo di cibo per far fronte all’inverno all’accumulo per l’accumulo, per il senso di potere che questo può dare, accumulo che è possibile solo a spese della vita che sta intorno a noi. Ma della vita che sta intorno a noi alla lunga non ne possiamo fare a meno, lo vediamo oramai sempre più evidente: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, nuove malattie, violenze fra esseri umani che esplodono improvvise e quasi inspiegabili, paesaggi deturpati, economie sempre più vicine al collasso, materie prime sempre meno disponibili, terreni che perdono di fertilità quando addirittura non desertificano, altri che vengono portati via da piogge sempre più violente, causate dai cambiamenti climatici e da una sempre maggiore insensibilità nella gestione del territorio.

Dopo la caduta di questo mostro verrà il tempo in cui l’umanità imparerà il valore della cooperazione, della condivisione, il valore dell’esistenza anzi oserei dire della sacralità di ogni forma del vivente? Credo che solo allora troveremo quella pace interiore e quella armonia del vivere che oggi con tanta sofferenza ci sfugge.

Pubblicato in Attualità, Decrescita, Riflessioni
2 comments on “Il tramonto del capitalismo II
  1. Gustavo Pasquali scrive:

    Leggetevi Marx (se non vi fa schifo) e scoprirete che non abbiamo niente da scoprire, tuttavia abbiamo molto da fare per costruire un’alternativa che attraversi il ruolo dello Stato e sappia a che Ceti e a chi rivolgere il Progetto per una nuova Democrazia:
    Complesso ma non impossibile se la smettiamo di criticare quello che c’è.

  2. antonio scrive:

    Fammi capire che c’è di male ad essere critici di quello che c’è.
    Marx era anche lui uno che criticava quello che c’era al suo tempo.
    E ritengo che fosse la parte più profonda e interessante del suo lavoro.
    Poi però c’è stato il marxismo che fatto tanti danni da rendere la critica al capitalismo di Marx difficilmente accettabile da tante persone che in cuor loro alla fin fine la pensano proprio così.
    Credo che per poter arrivare ad un cambiamento che non passi attraverso la solita distruttività umana, sia necessario che prima ci sia un cambiamento diffuso nella cultura delle persone, e per favorire un cambiamento culturale è necessaria prima di tutto una critica al capitalismo, senza fanatismi e con un nuovo umanesimo, anzi direi di più, visto quello che accade nel nostro unico pianeta dobbiamo essere al di sopra anche della visione umanocentrica.
    La situazione è di una complessità enorme e di un altrettanto enorme rischio di esplosione della distruttività.

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