Crisi: il ruolo dei GAS

Nel mezzo di questa crisi, i Gruppi di Acquisto Solidale sono considerati una mucca da mungere, e sono subissati di offerte, promozioni, sconti, iniziative commerciali. Il sistema in eccedenza strutturale di produzione si attacca a qualunque cosa pur di vendere. Ma pochi conoscono veramente i G.A.S.
Piccolo decalogo per capire qualcosa di questo oggetto misterioso.

 

Non è una novità: qualunque referente di un Gruppo di Acquisto Solidale ha sempre dovuto fronteggiare decine di offerte da parte di aziende, biologiche o meno, solidali o meno, che a questi gruppi si rivolgono credendo di trovare chissà mai quale potenziale di vendita.

Ogni volta rispondiamo che siamo già clienti dell’azienda X, che ci troviamo bene con l’azienda Y, grazie e arrivederci. Spiace sempre un po’  deludere le aspettative di chi si trova in eccedenza di produzione, il male della nostra economia dei consumi, ma occorre ribadire che non è dai G.A.S. che le migliaia di produttori ‘etici‘ italiani troveranno lo sbocco per la loro produzione. È una questione di numeri, ma anche di attitudine.

Cerchiamo di mettere giù per punti le caratteristiche dei G.A.S., almeno per quello che riguarda la provincia di Verona, il territorio che conosciamo.

 

1.
Il G.A.S. è piccolo
, almeno dalle nostre parti. Per sua natura non può comprendere al suo interno più di un certo numero di famiglie.  Quando supera queste dimensioni, tende a riprodursi per gemmazione seguendo criteri territoriali o tematici.

 

2.
Oltre a essere piccoli, i G.A.S. non sono molti, per cui il numero di persone è molto limitato. Per dare un’idea, nella provincia di Verona possono raggruppare sì e no 1000 persone, sparpagliate su un territorio vastissimo. Su un milione di persone totali, significa lo 0,1%. Un po’ poco per garantire lavoro anche a micro-aziende formate da una sola persona: un qualsiasi giornalaio ha molti più clienti, che abitano, a differenza dei G.A.S., tutti nella stessa zona.

 

3.
Il G.A.S. non nasce per risparmiare
. Fa gli acquisti di gruppo, questo sì,  quindi spesso risparmia, ma lo scopo che muove queste persone non è mai il risparmio puro e semplice. Chi si mette in testa di entrare in un G.A.S. per questioni di palanca, o vuole proporre ai G.A.S. risparmi, probabilmente ha sbagliato indirizzo.

 

4.
I gasisti non sono ricchi.
Altra tendenza, in contrasto con la precedente, è quella di considerare i G.A.S. come potenziali acquirenti di prodotti estremamente chic. Fatevi un giro per i quartieri o i comuni del veronese, alle riunioni mensili dei G.A.S.: scoprirete una realtà molto più popolare di quello che credete. C’è sì qualche professionista, anche qualche piccolo imprenditore, ma la maggioranza appartiene al ceto operaio e impiegatizio, quando il lavoro c’è. Più o meno come nel resto della popolazione.

 

5.
Il G.A.S. non vuole essere sensibilizzato
, semmai sensibilizza, organizzando seminari, incontri in cui qualche esperto diffonde esperienze e saperi di cui il G.A.S. vuole farsi promotore. Di norma il G.A.S. preferisce reperire questi saperi al suo interno, o in ogni caso da persone che fanno riferimento al mondo dei G.A.S.  Questo non per spocchia, ma per avere la certezza che non ci siano sotto interessi commerciali o di parte.

 

6.
Il G.A.S. è estremamente selettivo e vigile
. Non basta convertire una parte della propria produzione al biologico o all’equo e solidale, perché sicuramente qualcuno dei G.A.S. verrà a chiederti: “e il resto della produzione, come lo fai?” Non basta creare una linea di produzione da offrire ai G.A.S.: se qualcuno trova il tuo nome negli scaffali della Grande distribuzione, puoi passare un guaio.

 

7.
Il G.A.S. è attivo e rifiuta il ruolo di acquirente passivo
di qualsivoglia merce. Un esempio, la fiera del vestire sostenibile è organizzata dal coordinamento dei G.A.S. veronesi. Come dire: “siamo noi che ci interroghiamo su come ci si veste, e mettiamo le nostre riflessioni al servizio dei cittadini , quindi non si accettano di buon grado consigli da terzi, tantomeno non richiesti, tantomeno da gente che non fa parte del circuito dei G.A.S.

 

8.
I G.A.S. attraversano fasi di crisi (per esempio, qui a Verona questo NON È un momento buonissimo), ma sbattersi, muovere furgoni di merce, sistemare cassette e predisporre pagamenti, sono tutte funzioni che fanno parte del suo DNA. Credetemi: non c’è nessun bisogno di qualcuno che li aiuti coi trasporti, che faccia loro proposte di acquisto, che organizzi loro la distribuzione, che faccia loro da magazzino: quello che serve se lo procurano al loro interno, e sennò fanno a meno.

 

9.
Il G.A.S. offre e pretende un rapporto diretto. Prima di avviare attività economiche, progetti politici, movimenti di opinione che facciano riferimento ai G.A.S., è necessario confrontarsi con loro. Mandate loro una mail, anche utilizzando il coordinamento provinciale, e mettete in preventivo un giro di partecipazione alle riunioni mensili di tutti i G.A.S. della zona, o almeno di una quota significativa di essi. Chi non fa questo, rischia di vedere il proprio progetto scaricato proprio dal soggetto di riferimento.

 

10.
Il G.A.S. è per la produzione artigianale, non per il Prêt-à-Porter di massa. Questo vale anche per le proposte. Discutere coi G.A.S. la vostra proposta, non significa INFORMARE, ma confrontarsi. Siate quindi disposti a modificarla, anche profondamente, a seguito del confronto coi G.A.S.

Pubblicato in Attualità, Riflessioni Taggato con: ,
10 comments on “Crisi: il ruolo dei GAS
  1. antonio scrive:

    ci aggiungo che non sono solo i produttori in eccedenza di produzione a cercarci ma sono molti i produttori che sottopagati dalla grande distribuzione cercano disperatamente un altro canale per vendere ad un prezzo onesto e si rivolgono ai GAS.
    Per esempio ogni anno ci sono molti produttori di arance che ci contattano ed è triste rispondere di non poter far nulla perchè la nostra capacità di acquisto non è in grado di dare risposte a tutti.

  2. Paola scrive:

    caro Michele, mi sono riconosciuta in pieno in quanto hai scritto. Soprattutto nel fatto che è difficilissimo destreggiarsi in una marea di proposte che, specialmente di questi tempi, si connotano come richiesta di aiuto. Mi rendo sempre più conto che se non facciamo rete è impossibile farcela e avere un giusto discernimento. E lo dico proprio perchè responsabile di un GAS che non partecipa molto al gruppo provinciale e proprio per questo è sempre difficile prendere decisioni e capire chi si ha davanti.
    Del resto, però, il Gas è formato da vari elementi che nella maggior parte dei casi sono occupati in famiglia, hanno i loro problemi e si ha sempre (almeno per noi) la difficoltà di trovare referenti, aiuto per fare qualcosa e, soprattutto, chi voglia mettere a disposizione un minimo di impegno per rimanere aggiornati su quello che succede al di fuori delle proprie mura.
    Grazie per queste tue considerazioni, per me sono preziose.

  3. stefano scrive:

    Ma i gas non avevano anche fra gli scopi quello di dare un contributo alla soluzione della crisi? Dietro al “sistema in eccedenza di produzione” ci sono produttori che hanno bisogno di un reddito per vivere, come mette in evidenza Antonio. L’unico modo per risolvere questo problema, che è umano prima che di sistema, è l’introduzione del reddito incondizionato indipendente da lavoro. Allora si risolverebbe anche il problema dell’eccesso di produzione e della “corsa al cliente”. Mi sembra strano che questo tema non voglia entrare tra le proposte prioritarie del movimento dei gas, che per natura dicono di porsi obiettivi culturali e sociali che vanno oltre il fare la spesa per sè.

  4. elena scrive:

    Condivido tutti i punti e quasi tutti i contenuti e ringrazio sempre molto Antonio del suo lavoro … tuttavia, un GAS che “non vuole essere sensibilizzato” NON MI PIACE
    Mi piacerebbe inoltre approfondire con voi il tema della dimensioni di un GAS: in base alle varie ersperienze, quale la dimensione ottimale e quale quella da non superare? faccio parte di un grosso GAS (così ritengo): ma “grosso” o “piccolo” è sempre una questione relativa e, se non c’è un parametro condiviso, anche soggettiva.

    • Michele Bottari scrive:

      Probabilmente non mi sono spiegato bene. La frase va letta nella sua interezza: “Il G.A.S. non vuole essere sensibilizzato, semmai sensibilizza.

      Quello che volevo dire è che il GAS non ha e non vuole avere, per i problemi del mondo, un atteggiamento passivo, ma preferisce averlo attivo.

      Invitare i GAS a un convegno, per esempio, può avere risultati deludenti, mentre sollecitare un GAS a organizzare un incontro, anche sullo stesso tema, è sicuramente preferibile.

      Il rifiuto del ruolo passivo è l’unica arma che abbiamo per difenderci da grandi aziende, ma anche da grandi onlus ed enti caritatevoli, che ormai dispongono tutti di uffici stampa o simili, atti a ‘sensibilizzare‘ (parola che trovo francamente orrenda) l’opinione pubblica.

      Non siamo una carta assorbente pronta a ricevere stimoli da chiunque, né ci limitiamo a fare una cernita tra la buona e la cattiva proposta.

      In questo modo sottraiamo il potere a chi ha più denaro da spendere in marketing, e diamo spazio anche alle iniziative meno pubblicizzate. Un po’ come dire: “siamo noi a scegliere le attività da promuovere, ma quando lo facciamo, ce la mettiamo tutta“. Almeno, io la vedo così.

      Sulla dimensione, nel mio GAS avevamo stimato a circa venti famiglie la dimensione ottimale. Ora viaggiamo sulle quaranta, e non ci pare di soffrire di particolare gigantismo. Va detto però che i soggetti che si impegnano effettivamente non superano i venti.

  5. Daniele scrive:

    Crisi Economica : Io sono stanco di sentir parlare di crisi, sono troppi anni che siamo in CRISI.

    Secondo me l’attuale sistema economico è fatto cosi punto e a capo
    (economia globale regolata da leggi e regole solo economiche… aggiungerei di speculazione economica)

    se a noi piace cosi’ si deve sottostare a queste regole
    se a noi non piace spetta il compito di elaborare, studiare, proporre regole e leggi nuove

    il GAS io lo vedo anche come terra di frontiera dove nel nostro piccolo proponiamo un modo diverso di consumare e di produrre e questo è rivoluzionario.
    Dove tutti dicono che per uscire dalla crisi bisogna produrre di più (magari cose che non servono e vanno subito dopo in discarica) NOI diciamo che bisogna produrre solo quello che serve e in modo SOLIDALE rispettoso dell’ambiente.

    più i GAS crescono e più si può stimolare questo cambiamento dal basso.

    Altro aspetto per me interessante è come NOI del GAS viviamo la CRISI intesa come meno disponibilità economica. Vi assicuro che la mia famiglia di 4 persone, 2 reddito fisso e 2 studenti stiamo centellinando le uscite come non mai.

    Ciao a tutti
    Daniele

  6. giancarlo medda scrive:

    Ciao, condivido in pieno la tua analisi.
    Io stò esattamente dall’ altra parte, sono un produttore sardo e oltre ai mie miei prodotti ho coinvolto anche qualche amico che si occupa di altri generi.
    Ho contatti e clienti in tutta Italia.
    Devo ammettere però che anche se lavoricchio comincio a pormi qualche “problema esistenziale”.
    Forse però anche Voi, intesi come gas e famiglie, dovreste essere più incisivi e determinati nell’ approccio con i Vostri fornitori.
    Noto con rammarico che le posizioni integraliste non aiutano il percorso culturale; al contrario, invece, gli approcci “aperti” incidono molto positivamente nel campo produttivo.
    Ho sempre pensato al movimento dei gas come a un movimento che ha il dovere e la responsabilità di fare cultura, non certo a un limone da spremere.
    Se vorrai, parliamone.
    Ciao.
    Con simpatia.
    Giancarlo.

  7. antsr scrive:

    Un inizio d’alternativa è proposta dall’associazione “arcipelago scec” (solidarietà che cammina) con il progetto in alcune parti d’italia esecutivo dell’emporio, andate a vedere sul sito specifico.

  8. Michele salve, ho letto con molta attenzione cio’ che hai scritto, credo di essere una di quelli che tu hai definito “in cerca di mucche da mungere”
    nella nostra piccola azienda artigiana produciamo calzature “diverse” da cio’ che si trova attualmente in commercio, e abbiamo iniziato a collaborare con il GAS di Macerata e di Fano alla fine del 2012 perche’ alcune persone del Gas di Macerata ha trovato validi i nostri prodotti, anche se credo che la filosofia del nostro prodotto e della nostra piccola azienda familiare corrisponda pienamente alla vostra etica devo dire che facciamo veramente difficolta’ a comunicare questo messaggio, ci siamo imposti di vendere calzature non publicita’ , di farci conoscere con il passaparola e non con la pubblicita’, ma e’ assai difficile sostenere una scelta simile se anche chi dovrebbe avere una attenzione diversa poi finisce per scegliere prodotti piu’ “facili”.
    Sono pienamente d’accordo sul fatto che ognuno e’ libero di scegliere, ma per fare una scelta consapevole bisogna conoscere.
    Grazie comunque per avermi chiarito vari punti di vista dei GAS
    Ciao Anna

  9. mangiatillu scrive:

    Sono pienamente concorde con quanto scritto. Io personalmente ritengo che attraverso questa rete si possano recuperare buone relazioni e il gusto che è andato perduto con la massificazione della produzione. Mio padre, che era produttore di uve da mosto, mi ha insegnato a distinguere la zona di provenienza di un vino basandomi sul profumo, gusto, colore, mi sono resa conto, con il passare del tempo che aveva ragione. Oggi se vai in una qualsiasi pasticceria, anche artigianale, le basi arrivano possibilmente dalla grande distribuzione, per cui hanno tutte lo stesso sapore, sarebbe come andare da Macdonald. Invece è importante, anche per me che consumo, poter capire; il dove, il come di un prodotto all’interno dello stesso territorio di produzione. C’è differenza tra un pomodoro coltivato in riva al mare e abbeverato con un po’ di salinità rispetto a uno coltivato in terreni non propriamente adatti, lo stesso vale per l’olio e per tutti i prodotti della terra se coltivati con coscienza e nel rispetto della persona.

1 Pings/Trackbacks per "Crisi: il ruolo dei GAS"
  1. […] Il ruolo di GAS. di Michele Bottari da ‘Le Matonele‘ Nel mezzo di questa crisi, i Gruppi di Acquisto Solidale sono considerati una mucca da […]

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


6 + due =

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>