Tessile: un settore pericoloso

TOPSHOTS-BANGLADESH-BUILDING-COLLAPSEIn sette mesi tre incidenti in tre diverse fabbriche tessili che sfruttando manodopera senza nessuna tutela producono capi di vestiario per i marchi che vendono nel mondo del consumismo. Agghiacciante questa escalation di morte e lo scarsissimo risalto che viene dato a queste notizie dai mezzi di informazione del nostro paese. Sono tragedie che dovrebbero mutare profondamente il modo di produrre, e anche il nostro m0do di acquistare. Vergogna!

L’ 11 Settembre dell’anno scorso quasi 300 lavoratori sono stati uccisi da un incendio divampato nella fabbrica che produceva jeans per l’esportazione. La fabbrica non era legalmente registrata presso il governo del Pakistan e non aveva assunto la maggior parte dei lavoratori con contratti di lavoro regolari. L’enorme bilancio delle vittime è il risultato di inadeguate uscite di sicurezza, scale bloccate e finestre sbarrate, che hanno impedito la fuga di molti lavoratori dall’incendio.

Passati poco più di due mesi di nuovo una notizia agghiacciante, il 25 novembre 120 morti in un incendio a Dacca in Bangladesh sempre in una fabbrica tessile.

I lavoratori morti e feriti stavano producendo indumenti per brand internazionali del tessile quando la loro fabbrica, la Tazreen Fashions, è andata a fuoco. Secondo il loro sito internet, la Tazreen produceva per una moltitudine di ben noti marchi, tra cui C&A, Carrefour, KIK e Walmart. La Campagna Abiti Puliti è convinta che questi soggetti abbiano dimostrato negligenza per non aver preso contromisure efficaci ai problemi di sicurezza evidenziati da incendi precedenti, divenendo responsabili per l’ennesima tragica perdita di vite umane.

Molti dei lavoratori hanno trovato la morte mentre cercavano di scappare dal palazzo a sei piani; altri, non potendo scappare, sono arsi vivi. Un vigile del fuoco presente sulla scena ha riferito che non c’era nessuna uscita antincendio all’esterno dell’edificio.

Pochi giorni fa il 24 aprile a soli 5 mesi dall’ultimo drammatico incidente, una nuova terribile notizia è giunta dal Bangladesh, crolla una fabbrica tessile e sono più di 370 le vittime ed il numero è destinato a crescere.

Deborah Lucchetti, coordinatrice della Campagna Abiti Puliti scrive: “La gravità della situazione richiede un’assunzione di responsabilità immediata da parte dei marchi internazionali coinvolti, del governo e degli industriali bengalesi, che devono porre fine per sempre a tragedie come questa, l’ennesima per totale negligenza del sistema imprenditoriale internazionale. Aziende importanti come la Benetton hanno la responsabilità di accertare a quali condizioni vengono prodotti i loro capi e di intervenire adeguatamente e preventivamente per garantire salute e sicurezza nelle fabbriche da cui si riforniscono”.

E noi? Continueremo a comperare abiti che provengono da questo modo di produrre?

Parliamo anche della campagna di Greenpeace che denuncia la presenza nei prodotti tessili industriali di una serie di sostanze chimiche pericolose: Alchilfenoli; Ftalati; Ritardanti di fiamma bromurati e clorurati; Coloranti azoici; Composti organici stannici; Composti perfluoroclorurati; Clorobenzeni; Solventi clorurati; Clorofenoli; Paraffine clorurate a catena corta; Metalli pesanti: cadmio, piombo, mercurio, cromo VI.

riporto alcuni passaggi:

“le grandi catene di moda vendono indumenti contaminati da sostanze chimiche pericolose che possono alterare il sistema ormonale dell’uomo o che, se rilasciate nell’ambiente, possono diventare cancerogene.”….”Le analisi chimiche eseguite da Greenpeace su 141 articoli dei 20 principali brand di moda (Benetton, Jack & Jones, Only, Vero Moda, Blazek, C & A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H & M, Zara, Levi, Victoria ‘s Secret, Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl) dimostrebbero, secondo l’organizzazione ambientalista, un collegamento tra gli impianti di produzione tessile, principali responsabili dell’avvelenamento dei corsi d’acqua, e la presenza di sostanze chimiche pericolose nei prodotti finali.” …..”Greenpeace chiede ai marchi dell’abbigliamento di impegnarsi ad azzerare l’utilizzo di tutte le sostanze chimiche pericolose entro il 2020″

 

entro il 2020 dico io? altri 8 anni di inquinamento e di rischi per la salute di chi li produce?

Compresi i rischi di chi quei capi se li mette sulla pelle tutti i giorni per ore e la nostra pelle si sa assorbe.

Pubblicato in Attualità, Decrescita, Riflessioni

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