L’altra Verona protagonista all’istituto Paulo Freire

Il logo del Paulo FreireIl numero 17 del Rizoma Freireano, periodico edito dall’Istituto Paulo Freire, è stato curato dalla nostra Lucia Bertell. Tra gli altri articoli, oltre a quello di Lucia sui cambiamenti dell’abitare, quello del nostro Michele Bottari su GAS e orti collettivi.

Tira aria di Verona all’Istituto Paulo Freire. Il numero 17 di settembre/ottobre 2014 è curato da una di noi, Lucia, che è anche autrice dell’articolo “CAMBIAMENTI DELL’ABITARE: dalla crisi a una nuova visione”, qui nella versione in italiano

“Fino a circa una trentina di anni fa, tra città e campagna c’era una netta differenza culturale e linguistica, paesaggistica e vocazionale, abitativa e produttiva; ma oggi,” sostiene Lucia, “la mappa è omogenea, molto spesso la città si ferma solo di fronte ad altri territori urbani con i quali trova forma aree metropolitane. Questa crescita esponenziale è andata di pari passo alla crescita economica; con lo stesso passo la crisi si è evidenziata tanto nei processi economico/finanziari che in quelli della vita urbana.”

In questa situazione di crisi, secondo Bertell,  le città devono fare i conti con una reale indisponibilità bioeconomica. Da un lato si rincorre ancora il mito dell’urbanizzazione e della crescita investendo su progetti di cooperazione economicamente obsoleti, ma dall’altro “emergono anche movimenti e pratiche portatrici di un altro pensiero: trasformare l’abitare la città consumando meno: meno petrolio, meno territorio, meno merce, meno tempo, meno.

La risposta non è nelle istituzioni: “C’è una rete urbana di umanità che sperimenta forme impensate, crea contesti, si muove sopra la legge (non contro) e riesce, in un’immediatezza improbabile per altri soggetti strutturati, a rispondere a esigenze vitali in modo imprevisto.” Piuttosto, il modello è quello delle Transition Town, dove cittadine e cittadini liberi progettano il futuro a prescindere dalla politica.

L’articolo di Michele Bottari, dal titolo “DAI GAS/DES AGLI ORTI COLLETTIVI. Processi partecipati e forme di anticapitalismo urbano“, qui nella versione in italiano, analizza due di questi movimenti, i Gruppi di Acquisto solidale e gli orti collettivi.

Michele, che conosce dall’interno entrambe le pratiche, analizza il contesto di Verona, evidenziando come gli orti collettivi siano una risposta più convincente rispetto ai Gruppi di Acquisto Solidale, di cui ereditano quasi tutti i pregi, ma non i limiti.

Secondo Bottari il sistema neoliberista combatte i movimenti antagonisti preferibilmente con l’omeostasi, una sorta di mimesi atta a confondere le idee e a placare le istanze sociali. Se i GAS sono un problema, ecco comparire, senza un disegno preordinato, Groupon, il portale web dedicato ai gruppi d’acquisto, e i mercatini a km-zero dei Coldiretti. E il fenomeno dei GAS è già bello che aggirato.

Il movimento degli orti collettivi pare essere più corazzato dei GAS per resistere all’omeostasi. Le relazioni sono più forti, è rafforzato e non indebolito della crisi, coinvolge maggiormente i giovani. Una spalla forte di cui i GAS, oggi piuttosto in crisi, hanno davvero bisogno.

 

 

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One comment on “L’altra Verona protagonista all’istituto Paulo Freire
  1. antonio scrive:

    Guardando come stanno andando le cose negli orti più “anziani” temo che non sia tutto così roseo, dei quattro orti collettivi della valpolicella, che credo siano i primi nati nel veronese, so che tre sono in forte calo di presenze, compreso quello dove sono anch’io.
    Addirittura tiene di più il gas dopo molti più anni di attività visto che è nato nel 2007, il numero di aderenti è abbastanza stabile, certo il nostro caso non fa testo visto che ci sono gas scomparsi e altri al lumicino.
    Io sono convinto che questo sia un periodo di riflusso, la crisi non ha spinto le persone a mettersi in gioco, almeno per ora, sembra anzi che abbia demotivato molti che avevano già fatto dei passi.
    Credo che alla fin fine il numero di possibili adesioni a queste pratiche che siano gas o che siano orti collettivi sia sempre molto limitato, la questione secondo me è che il modello dominante è ancora in grado di affascinare e conquistare la grande maggioranza delle persone.
    Quale sarà la risposta giusta? Probabile che si riveli un mix di pratiche diverse che ancora non è nato. Le pratiche di GAS e orti collettivi molto probabilmente ne faranno parte, a noi il compito di andare avanti con fiducia e cercando di farlo con gioia.

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