Il TTIP e lo struzzo

struzzoMolti di noi hanno scritto ai parlamentari Europei per chiedere di votare contro il TTIP, qualche parlamentare ha risposto, leggete un po questa dell’Onorevole Zanonato e poi la risposta a seguire di Alberto Zoratti.

E non chiedeteci per favore perchè abbiamo pensato che questa immagine che abbiamo scelto di abbinare a questo articolo sia per noi significativa .

Ai parlamentari europei stanno arrivando centinaia di mail contro il TTIP  “Transatlantic Trade and Investment Partnership” ovvero un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziazione tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America; Le mail sono tutte identiche (copia e incolla) e concludono con una minaccia: “Sarà mia cura informarmi sul suo voto, per capire se rappresenterà o meno le mie convinzioni, e farlo sapere”.

Nella lettera inoltre si sostengono parecchie cose false date per scontate, ad esempio che gli standard europei in tutti i settori, ma in particolare sulla sicurezza alimentare… siano superiori in Europa rispetto agli USA. Non è così! O che “la sicurezza sociale, la promozione ambientale e i diritti del lavoro” siano oggetto di una trattativa che sta al di sopra le decisioni Nazionali, non è così!

I promotori di questo “bombing” si guardano bene dallo spiegare il senso del TTIP  e cercano, con la paura e il sospetto, di creare un allarme contro una vera opportunità per l’Europa e l’Italia.
Per punti: esiste già un intensissimo commercio tra Stati Uniti ed Europa, si tratta delle due più grandi potenze mondiali e insieme sfiorano il 40 del Pil mondiale. L’Europa esporta negli USA  oggi poco più di quanto importa, nel 2012 esportiamo negli USA beni per 200 miliardi ed importiamo beni per la stessa cifra. Per gli USA l’ Europa è il primo partner commerciale, circa il 16.5% delle loro importazioni viene dalla UE, per la UE gli USA sono la terza realtà dopo Cina e Russia. Le barriere doganali di tipo monetario sono pressoché nulle e rimangono solo importanti barriere normative, “barriere non tariffarie”. Ad esempio sono diversi gli standard costruttivi per le automobili nei due paesi ed un’auto costruita negli USA per essere immatricolata in Europa deve essere modificata, e questo vale per tutte le tipologie di prodotto industriale (tessile, farmaceutica, chimica, elettronica, prodotti finanziari, ecc.) e vale per l’agro-alimentare. Il TTIP si propone di rendere unici gli standard in modo che i prodotti possano circolare nei due mercati senza barriere.  Non si comprende perché non dovrebbero esserci accordi per avere un libero scambio tra le due grandi realtà economiche!
Accordi che abbiamo con molte altri paesi extra UE.
Come non si comprende perché questa trattativa non dovrebbe essere condotta dall’unica autorità democratica Europea – la UE – che già sovrintende il mercato europeo.
OVVIAMENTE LE TRATTATIVE VANNO CONDOTTE AL MEGLIO ED È  SUL CONTENTO CHE ANDREBBE CONCENTRATA L’ATTENZIONE!
Per questo sono stati finora definiti dei confini entro i quali la trattativa si deve svolgere: i servizi pubblici non sono oggetto di negoziazione, così i prodotti culturali (cinema e TV) e ancora l’accesso indiscriminato agli OGM (oggi i mangimi per l’allevamento dei nostri animali possono essere e sono OGM) ancora, nessuna possibilità di limitare la sovranità dei governi Europei. Ci sono vantaggi economici importanti per attivare questo accordo? Si! Si stima che il PIL potrà crescere dello 0.5% l’anno con l’aumento della esportazione e dell’occupazione. Il vantaggio è particolarmente rilevante per le piccole e medie aziende che, a differenza delle grandi, non sono in grado di adeguare prodotti (e magazzini) ai diversi standard e che potrebbero esportare con maggior facilità e minori costi di stoccaggio. Ma esistono anche motivi politici, legati alla complessa situazione planetaria che ci suggeriscono di aprire al mercato Americano e agli altri mercati.
E ora la risposta di Alberto Zoratti del comitato nazionale Stop TTIP:

Buonasera Zanonato,

La ringrazio per la passione che mette nelle sue risposte. A volte, in tutta sincerità, un po’ troppo irrispettose, ma non si può pretendere la perfezione.

Proviamo a porre nero su bianco alcune questioni, visto che quello che le viene riferito per lei sono sciocchezze. Tenuto conto che si tratta di una lettera, non potrò trattare le varie argomentazioni in modo troppo dettagliato. Potrà trovare molto sul sito della campagna Stop TTIP, o su prossime eventuali lettere di chiarimento nel caso fossero necessarie.

Cominciamo con i servizi pubblici, ecco il mandato negoziale http://data.consilium.europa.eu/…/ST-11103-2013…/it/pdf

mi dica esattamente DOVE sono esclusi i servizi pubblici dal negoziato. Sono talmente esclusi che in molti emendamenti alla Risoluzione Lange si chiede la loro esclusione, nonchè il passaggio (per la liberalizzazione dei servizi) da una mixed list a una positive list, dove cioè si elencherebbero solo i servizi che si vogliono mettere sul mercato.

Si domandi, se non lo ha ancora fatto, perchè nel mandato negoziale è chiaramente espresso che gli audiovisivi sono esclusi, mentre non si fa riferimento all’esclusione certa dei servizi pubblici se non in Governamental Authority (articolo 1:3 del negoziato GATS). Sa cosa dice quell’articolo? Che sarebbero esclusi solamente in condizioni veramente molto stringenti. Legga di seguito, nel caso se le fosse dimenticate o si fosse distratto.

Article I:3 of the agreement states:

“For the purposes of this Agreement…

(b) ‘services’ includes any service in any sector except services supplied in the exercise of governmental authority;

(c) ‘a service supplied in the exercise of governmental authority’ means any service which is supplied neither on a commercial basis, nor in competition with one or more service suppliers.” (emphases added)

The “governmental authority” exclusion is very narrow

This exclusion is far narrower than it may at first appear.

Firstly, in order for a service to be excluded, both criteria must apply. That is, in order for the exclusion to apply, a service must be supplied on a non-commercial basis and its delivery must not be in competition with another service supplier. Thus, the exclusion does not apply to services that are supplied on a non-commercial basis but which are supplied in competition with another service provider. Similarly, the exclusion does not apply to services that are supplied on a commercial basis even where these services are supplied in the absence of competition with any other service supplier. Hence, only a small sub-set of services — those that are provided by completely non-commercial, absolute monopolies — appear to be protected by this exclusion.

Passiamo agli OGM

Nessuno parla di accesso indiscriminato. Si parla, esattamente come per il CETA, di un meccanismo di convergenza regolatoria che potrebbe indebolire le normative europee in tal senso. La questione è l’accesso e l’importazione in EU di prodotti Ogm per il consumo umano, non il fatto che sia indiscriminato.

Aggiungo una cosa. Forse non l’ha letto, ma nel trattato “padre putativo” del TTIP, il CETA, nel paragrafo biotechnologies non c’è il minimo accenno al principio di precauzione, ma a un “Science Based Approach” che ricorda molto l’FDA americano. E si parla di normazione della commercializzazione Ogm in modo che non diventi Trade Distorsive. Se è interessato posso inviarle il link del trattato firmato a fine settembre, indicandole pagina e paragrafo.

Sull’ISDS

Mi spiace, ma la grande sciocchezza l’ha postata lei su facebook. “Si tratta di un sistema di arbitrato internazionale che deve dirimere le controversie tra Stati e investitori. Non essendoci un’autorità pubblica sovraordinata alle due realtà (USA-UE) in caso di controversia bisogna immaginare un’autorità condivisa che risolva la diatriba”.

Credo faccia molta confusione, perchè le controversie sono facilmente affrontabili nelle corti nazionali. Vada a vedere i flussi di investimento e vada a vedere chi sono i principali investitori e vedrà che la questione non è così come la pone lei. L’Italia peraltro ha firmato molti BITs, accordi bilaterali sugli investimenti che prevedono ISDS, ma con Paesi del Sud del mondo, mentre con Paesi industrializzati gli unici veri ISDS strutturati li troviamo nell’Energy Charter Treaty (da cui l’Italia uscirà nel gennaio 2016), nel CETA (con molte criticità che se vuole posso elencarle in una seconda lettera aperta, a cominciare dalla discrezionalità della scelta degli arbitri e del significato di termini come investitore e investimento) e nell’accordo con Singapore siglato nell’ottobre scorso.

Non mi pare ci sia un problema di discrezionalità delle corti giuridiche convenzionali, se così fosse, mi consenta, starebbe implicitamente denunciando che stiamo vivendo in un sistema giuridico europeo malato. Curioso, per un europarlamentare che frequenta le stanze di Bruxelles e Strasburgo.

Non giochi coi termini “nessuna possibilità di limitare la sovranità dei governi Europei”, si chiama molto più tecnicamente Right to Regulate (R2R) e le assicuro che nessun trattato può limitarla nel senso di imporre in modo inequivocabile il cambiamento di una normativa, ma può condizionare certamente le politiche nazionali. Vede, lo fa il Dispute Settlement Body della Wto (che lei saprà certamente cosa è, visto che è il Tribunale della Wto per la risoluzione delle controversie Stato – Stato) che lo scorso hanno ha di fatto imposto al Canada (provincia dell’Ontario) il cambiamento di una legge sull’incentivazione della Green economy, con un po’ di “domestic content”. Davanti al rischio di una commercial retaliation (sa, molto simile a quella imposta sempre dal tribunale della Wto all’Europa per la questione carne agli ormoni, per la quale abbiamo pagato centinaia di milioni di dollari in dazi Usa imposti) il Canada cambierà la legge.

Il DSB non è un arbitrato ISDS, ma come vede la questione del Right to Regulate si pone anche qui.

Tornando ai bilaterali, nel CETA il R2R è esplicitato solo in due paragrafi del capitolo investimenti: ambiente e lavoro. Ma come sa dovrebbe essere un elemento trasversale, sennò rischia di svuotare il ruolo di pianificazione dello sviluppo territoriale a vantaggio della competizione globale. Le domando: è convinto che il “level playing field” sia la risposta giusta a un’Europa che ha bisogno di afre leva soprattutto sulla potenzialità del suo mercato interno?

Cosa dirà il Governo spagnolo quando arriveranno in fondo le 11 richieste di compensazione da parte di imprese energetiche per aver cambiato la legge sull’incentivazione delle rinnovabili? Il tutto dentro l’Energy Charter Treaty? Se lo domandi, così da poter parlare di Right to Regulate in forma più articolata.

Ci sarebbe ancora molto da dire sugli Appalti Pubblici, sugli impatti sull’agroalimentare, sulla questione delle IGP su cui ci sarebbe un capitolo di cose da scrivere sui limiti della strategia UE ion questo campo. Ma voglio, per ora, concludere con un passaggio sulla trasparenza.

Con franchezza, e con rispetto, della trasparenza delle sue opinioni ci interessa il giusto. Quello che noi sottolineiamo è una vera trasparenza dei documenti negoziali, cosa che non è stata ancora raggiunta e quel poco che si ha sui siti dell’UE si devono all’intervento dell’Ombudsman europeo sollecitato dalle reti della società civile.

Non è questione di negoziare in 850 milioni, è il fatto che c’è un Parlamento europeo che non ha facile accesso ai documenti e questo, in un’ottica di equilibrio dei poteri, non va bene. Lei è lì ANCHE per esercitare un ruolo di controllo sull’operato della Commissione e lo può fare SOLO nel momento in cui si informa su tutte le posizioni in campo, ne prende seriamente in considerazione le argomentazioni e si pone umilmente a disposizione per un confronto.

Il resto, mi consenta, è solo spavalderia che poco si confà al ruolo che dovrebbe con dignità rivestire

A disposizione per un ulteriore confronto, sperando sia rispettoso delle diverse opinioni

Distinti saluti

Alberto Zoratti

Fairwatch / Campagna Stop TTIP Italia

Pubblicato in Economie diverse, Riflessioni, Segnalazioni
2 comments on “Il TTIP e lo struzzo
  1. antonio scrive:

    Certamente per questo onorevole anche un premio Nobel per l’economia come Stiglitz sostiene parecchie cose false date per scontate, e sopra tutto non è in grado di capire che questo accordo è una vera opportunità per l’Italia, ma ci faccia un piacere, cambi mestiere!
    https://www.youtube.com/watch?v=HsIO5YCuqmU&feature=youtu.be

  2. redazione scrive:

    da Alberto Zoratti ieri 10/06
    come già sapete stamattina all’assemblea plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo si sarebbe dovuta votare la relazione Lange (quella prodotta dalla commissione commercio Internazionale il 28 Maggio), votazione annullata ieri con la scusa di troppi emendamenti presentati (oltre 120)
    La campagna italiana STOP TTIP così come le altre campagne europee avevano lanciato una campagna di pressione che, grazie al vostro contributo, ha funzionato molto bene. Il gruppo parlamentare dei socialisti e democratici (S&D) è arrivato tanto spaccato (e senza nessun accordo con i popolari, fortunatamente!), che, applicando alla lettera una norma del regolamento del Parlamento, Schulz, di concerto con i capigruppo, ha fatto saltare il voto.
    Una decisione epocale, a cui si è aggiunta la scelta di non far svolgere il dibattito sul TTIP stamattina tra le proteste di alcuni eurodeputati (molti indossavano le nostre magliette, date un’occhiata alle foto sul sito se non le avete viste), dimostrando come gli spazi del confronto democratico siano molto limitati, anche al Parlamento europeo.

    Cosa significa questo e cosa succede adesso?
    La spaccatura degli S&D è un successo delle campagne della società civile, e dimostra che la pressione e la mobilitazione funzionano. L ‘annullamento del dibattito di stamane all’europarlamento dimostra però quanto gli spazi di discussione sul TTIP siano limitati. La scelta di non votare implica che il dibattito torni indietro alla commissione INTA. Non si sa ancora quando ne discuteranno, ma sembra probabile che sarà a Settembre, alla riapertura del Parlamento. Per quell’occasione dovremo essere capaci di forzare ulteriormente la mano agli europarlamentari!
    Questo però non significa che dobbiamo aspettare fino ad allora, al contrario questo è il momento di rinforzare la mobilitazione, in primis continuando la raccolta firme e la sensibilizzazione.
    Inoltre a luglio ci sarà un ulteriore incontro negoziale fra Stati Uniti e Europa a Bruxelles. Anche in quella occasione sarà importante farci sentire, come abbiamo fatto sinora.
    Abbiamo un’ottima oppurtunità di lavorare per smantellare il trattato e non dobbiamo lasciarcela sfuggire!
    In questo momento si sta riorganizzando la strategia per i prossimi mesi sulla base della nuova situazione, nei prossimi giorni vi faremo sapere quale quadro si sta delineando per capire come agire.

    Sostenete con forza la raccolta di firme su http://stop-ttip.org/firma, ormai verso 2 milioni e mezzo di adesioni e soprattutto sostenete la nuova campagna di crowdfunding, per dare risorse e ossigeno a una campagna totalmente autofinanziata https://www.produzionidalbasso.com/project/sostieni-stop-ttip-italia-ferma-il-trattato-transatlantico/
    Nel frattempo continuate a ritwittare dall’account della campagna @StopTTIP_Italia e a controllare gli aggiornamenti sul sito (http://stop-ttip-italia.net/) e sul profilo facebook (https://www.facebook.com/StopTTIPItalia)

    a prestissimo, abbiamo molto lavoro da fare!
    Il team della Campagna Stop TTIP Italia

    Ulteriori informazioni:
    I nomi di chi ha votato per l’annullamento del dibattito a Strasburgo
    http://stop-ttip-italia.net/2015/06/10/lannullamento-del-dibattito-sul-ttip-chi-ha-votato-cosa/

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