Cosa mangeremo noi e le generazioni dopo di noi?

Per declinare correttamente la S di GAS e RES è sufficiente dedicarsi agli acquisti di gruppo o alla costruzione di una rete di acquirenti e piccoli produttori? Per me no di certo.
Il movimento dell’Economia Solidale è nato per cercare di dare una risposta con le pratiche al bisogno di un mondo migliore, gli acquisti sono stati una possibile pratica, ma alla base di tutto rimane il bisogno di partecipare a costruire un mondo migliore, per questo si è sempre parlato di nuovi stili di vita.
Oltre al fenomeno oramai evidente dei cambiamenti climatici, ora siamo chiamati ad affrontare altre due “crisi di sistema” che personalmente mi preoccupano parecchio: la perdita di biodiversità e la perdita di fertilità dei suoli, sono fenomeni di cui si parla poco e a volte in modo superficiale.

Perché parlo di “crisi di sistema”? Perché sta emergendo con sempre maggior chiarezza che questi tre fenomeni sono legati fra di loro e figli del nostro folle stile di vita.
Ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno a più variabili, il fatto che tutte tre queste variabili dipendano da noi e che si stiano manifestando quasi contemporaneamente, dovrebbe farci capire l’urgenza di un cambiamento profondo della nostra visione della vita e di conseguenza del nostro stile di vita.
Attenzione però, non facciamoci illudere dagli scaffali pieni dei supermercati che queste notizie siano solo una montatura frutto di qualche irriducibile pessimista. Quei scaffali pieni esisteranno fino a quando sarà possibile tenere in piedi l’attuale sistema agricolo figlio della rivoluzione verde, in pratica fino a quando si riuscirà a sostenere la produzione agricola con una immissione enorme di energia e sostanze destinate ad esaurirsi, petrolio prima di tutto e poi i fertilizzanti di origine fossile, poi nessuno sa come potremo cavarcela.
C’è chi spera in nuove tecnologie applicate all’agricoltura, vedi gli OGM o le tecniche di agricoltura idroponica per esempio, ma non c’è per ora nessuna certezza che queste nuove (che poi tanto nuove non sono) tecnologie siano veramente in grado di produrre tutto il cibo necessario, vi è poi il rischio che il cibo prodotto con metodi che scardinano equilibri naturali formatisi in milioni di anni non sia salutare e scusate se è poco.
Un consiglio: evitate di dare della Cassandra agli studiosi che ci stanno avvertendo e anche a me, perché Cassandra aveva ragione e se i troiani l’avessero ascoltata si sarebbero salvati.
Visto che ci stiamo inoltrando in un nuovo anno io mi auguro che ci sia una presa di consapevolezza e un nuovo impegno che ora mancano terribilmente e mi auguro sopra tutto che siano i giovani a dare un segno di presenza e volontà di essere protagonisti.
Riporto tre articoli da fonti autorevoli che parlano di questi fenomeni:
Degradato il 75% del suolo mondiale dal sito di National Geographic Italia
“La degradazione del suolo, la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici sono tre facce diverse di un’unica sfida cruciale: l’impatto crescente delle nostre scelte sulla salute del nostro ambiente naturale”, commenta Sir Robert Watson, presidente dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), IPBES è l’“IPCC della biodiversità”, una valutazione scientifica dello status della vita non-umana che funge da supporto vitale per la Terra. Per valutare il degrado del suolo ci sono voluti tre anni e oltre 100 tra i maggiori esperti del tema, provenienti da 45 paesi diversi.Le cause di fondo del degrado del suolo, afferma il rapporto, sono gli stili di vita ad alto consumo delle economie maggiormente sviluppate, combinati con i consumi in crescita delle economie in via di sviluppo ed emergenti. L’elevato e crescente consumo pro capite, amplificato dal costante aumento della popolazione in molte parti del mondo, provoca un’espansione insostenibile dell’agricoltura, dell’estrazione mineraria, del consumo di risorse naturali e dell’urbanizzazione.“Ne siamo a conoscenza da 20 anni, ma la situazione non fa che peggiorare”, commenta Luca Montanarella, scienziato italiano esperto di suolo e co-coordinatore dello studio.Molti paesi ricchi spostano all’estero i loro impatti ambientali importando enormi quantità di cibo, risorse e prodotti dagli altri paesi. L’Unione Europea, ad esempio, importa tra il 30 e il 40% del cibo.
Il modello fallimentare dell’agricoltura intensiva dal sito di Focus
https://www.focus.it/ambiente/ecologia/sicurezza-alimentare-e-agricoltura-intensiva
Affinché si formino 2,5 centimetri di suolo nuovo, la natura impiega non meno di 500 anni. Quello che definiamo strato attivo è dunque un tesoro prezioso e raro, ben più del petrolio. Ma quasi un terzo delle terre coltivabili del nostro pianeta è scomparso negli ultimi 40 anni, a causa di pratiche agricole intensive: ci vorranno secoli perché tornino produttive. E la situazione non può che peggiorare se non si prendono provvedimenti ora, affermano gli esperti che hanno presentato il loro rapporto alla COP21, la conferenza sul clima di Parigi.
L’allarme, perché si tratta di un vero e proprio allarme, è arrivato da Duncan Cameron, biologo dell’università di Sheffield (UK): «Oggi il tasso di erosione dei campi arati è da dieci a cento volte superiore al tasso di formazione del suolo». Il ricercatore sottolinea che il sistema di agricoltura intensiva è insostenibile, in particolare per l’uso massiccio dei fertilizzanti, che a lungo andare degradano il suolo anziché arricchirlo.
Secondo il ricercatore la soluzione c’è e consiste nel tornare all’uso di metodi agricoli pre-industriali, che permisero di preservare i terreni agricoli per generazioni.
IL SUOLO – LA RADICE DELLA VITA da una pubblicazione dell’ISPRA
http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/pubblicazionidipregio/suolo-radice/49-57.pdf
Per biodiversità del suolo, si intende la grandissima varietà di organismi che lo popolano. Il concetto, se guardato dal punto di vista del numero dei viventi coinvolti, è molto più complesso di quanto possa sembrare. All’interno del suolo la densità degli organismi raggiunge spesso valori elevati. Un solo grammo di suolo in buone condizioni può contenere centinaia di milioni di batteri appartenenti ad un numero enorme di specie diverse; in un grammo di suolo arato possono essere presenti fino a 40.000 individui appartenenti al gruppo dei protozoi mentre, nelle praterie, i nematodi possono raggiungere densità pari a 20.000.000 individui/mq.
La maggiore attività degli organismi si riscontra nei primi 10-20 cm di profondità, le pratiche agricole intensive (lavorazione profonda e frequente) hanno un impatto negativo su tutti gli organismi del suolo, creando un habitat sfavorevole.
Pubblicato in Attualità, Decrescita, gruppi di acquisto solidale
One comment on “Cosa mangeremo noi e le generazioni dopo di noi?
  1. Flavio Recchia scrive:

    Grazie Antonio della tua sintesi, che condivido pienamente.
    È sempre più chiaro quanto homo sapiens si ostini a non comprendere il proprio ruolo nella Biosfera, ruolo che non è di fagocitare (per sé) ogni forma di “energia” a disposizione, ma più semplicemente quello di vivere rispettando tutte le altre specie viventi.
    Ma per far questo è indispensabile consentire alle altre specie di vivere (e non di sopravvivere), conservando gli habitat in cui esse specie si sono evolute, specializzandosi in presenza di determinate caratteristiche dell’ambiente ospitante.
    Non dimentichiamoci che tutte le specie, sia vegetali che animali, ebbero origine da un’unica “archeo cellula” comparsa sul nostro Pianeta circa 3,5 miliardi d’anni fa: da essa discende ogni forma di vita. E non dimentichiamoci pure che ogni altra forma vivente sta al mondo egregiamente, perché nei propri geni ha scritta tutta la sapienza che gli serve (si può vivere anche senza una mente come la nostra), come ha scritto Danilo Mainardi nell’introduzione de “Nella mente degli animali”.
    Riporto un breve punto tratto da “Il futuro della vita”, scritto da Edward O. Wilson nel 2002, a pag. 26: «È l’ambiente che si sgretola sotto i nostri piedi. Se le risorse naturali continueranno a diminuire all’attuale tasso pro capite, il boom economico perderà vigore e il tentativo di far aumentare il terreno produttivo annienterà gran parte della flora e della fauna del mondo… La Terra ha perso la sua capacità di rigenerarsi, a meno che non si riducano i consumi globali…» e ancora a pag. 131: «Un senso di unità genetica, di parentela e di storia remota sono fra i valori che ci legano all’ambiente vivo. Sono meccanismi di sopravvivenza per noi e per la nostra specie. Conservare la diversità biologica è un investimento per l’immortalità ecc.»
    Gran parte dell’umanità soggiace ancora al concetto dell’antropocentrismo, senza rendersi conto che, invece, di biocentrismo (tutti i tipi di organismi hanno un intrinseco diritto quanto meno di esistere) si dovrebbe parlare.
    Il problema è complesso, quindi di non facile soluzione.
    a presto,
    Flavio Recchia (GAStelle)

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