una lettera toccante da un amico del GAS El Ceston

condivido questa lettera che ci interroga e ci sprona

dalla newsletter 33-2010 de El Tamiso http://www.eltamiso.it/

Per l’amico Aldo
Cari lettori, in apertura di questo nostro modesto notiziario, vi proponiamo (dopo aver sentito la moglie Flora), la bozza di una lettera ritrovata nel personal computer di Aldo Silvestri, amico del GAS El Ceston di Pieve di Cadore, di cui abbiamo ricordato la scomparsa nella nostra scorsa newsletter.
Ci sembra una fotografia straordinariamente chiara e lucida di quello che tanti di noi pensano.
Scrivevamo che Aldo non è certo vissuto invano, e questa sua “eredità” lo conferma oltre ogni commento……

Curare un’amicizia è la parte più coinvolgente della nostra vita: avere qualcuno a cui teniamo ci spinge a superare difficoltà a volte apparentemente insuperabili per far crescere e mantenere questo rapporto.
Curare i figli, per ogni genitore è la sintesi stessa della propria esistenza; è il senso della vita.
Curare l’orto di casa propria è piacevole, è intimamente soddisfacente e in qualche modo redditizio.
Ma curare il mondo sembra essere un’attività destinata agli altri, ai politici, ai giornalisti, agli intellettuali; noi siamo sempre a rimorchio e stancamente ci facciamo esautorare dal nostro ruolo di persone per adagiarci sempre più in quello di consumatori allineati.

Ma anche in questo ruolo dobbiamo almeno fare lo sforzo di capire quelle poche cose che almeno ci lasceranno lo spazio per decidere consapevolmente: quel prodotto è così conveniente perché chi lo produce è virtuoso o perché al contrario è un criminale? Quell’offerta così sfacciata è frutto di una dinamica dei prezzi naturale basata sulla domanda e l’offerta o piuttosto sulla demolizione di diritti, territorio e salute?
Sapere queste cose ci farà sentire molto peggio, ma mangiare prodotti grondanti sangue, petrolio e tumori ci fa sentire forse meglio? I centesimi che noi risparmiamo sono piombo fuso sulle braccia non solo dei poveri negri o polacchi o comunque qualcun altro da noi, ma anche sulle teste, negli occhi dei nostri figli. Purtroppo non possiamo farci niente e quindi continuiamo a sopportare in silenzio questo destino che ineluttabile dobbiamo scontare con la nostra esistenza.
Quarant’anni fa, un posto di lavoro impiegatizio consentiva ad un padre di famiglia di mantenere da solo la moglie, due figli, il mutuo della casa, le rate dell’automobile; ci si concedeva un mese di ferie in Italia, e qualche volta si mangiava in trattoria. I prezzi dei prodotti agroalimentari consentivano alle famiglie una discreta scelta in tavola e non c’erano molti obesi, diabetici e cardiopatici. I contadini facevano i contadini e vivevano del loro lavoro.
Oggi le politiche agricole danno contributi per buttare via i prodotti, ma i soldi sono tolti dalle tasche dei cittadini che pagano le tasse; le grosse multinazionali non vendono solo sementi ma anche e soprattutto assistenza a pagamento per la gestione di prodotti sempre più distanti dal naturale.
Ma noi, nel nostro piccolo andiamo a fare la spesa con la calcolatrice in mano per valutare il prezzo al chilo, al grammo, al milligrammo e scegliere non quello più buono ma quello più economico. Del resto anche la fabbrica dove lavoravamo ha chiuso, perché il prodotto che produceva non era più competitivo. Abbiamo fatto lo sciopero, abbiamo protestato, ma qualche disgraziato nel mondo crede che il nuovo prodotto sia più conveniente, sia migliore. Ma non è vero: solo usano bambini per produrlo! Che schifo.

Già! Ma questo pelato a 0,15/€ al chilo non sarà troppo caro? Ieri l’ho visto a 0,14 nell’Iper di via Lenin……

Ci hanno messo le catene ai piedi facendoci credere che le uniche relazioni importanti siano quelle economiche; ci hanno chiuso in casa a guardare la televisione immergendoci in un mondo sempre più avulso dalla realtà; ci hanno tolto piano piano ogni forma di aggregazione profonda per farci sentire sempre più soli. E adesso noi lo faremo ad altri, così imparano.
Bisogna ricominciare a volersi bene, a noi ma anche agli altri, a rompere questo muro di indifferenza che ci isola e ci mortifica;
Bisogna rientrare nel mondo da persone intelligenti che come tali sapranno vedere oltre il proprio tornaconto e il proprio misero naso;
Bisogna tornare ad essere consapevoli della vita, della complessità delle relazioni e smetterla di voler vedere solo il bianco o il nero;
Tra bianco e nero ci sono milioni di colori di cui noi abbiamo bisogno, che ci fanno godere questo viaggio sulla terra come unico, irripetibile e fantastico;
Qui e ora.

Grazie, Aldo, da tutti noi de El Tamiso

Pubblicato in gruppi di acquisto solidale, Riflessioni
One comment on “una lettera toccante da un amico del GAS El Ceston
  1. Michele Bottari scrive:

    E grazie Aldo anche da noi tutti del Selese.

    La diatriba tra chi difende l’acquirente e chi vuole assicurare un equo compenso a tutti i lavoratori della filiera non avrà mai fine.

    Come si fa a difendere una scatola di pelati che gronda il sangue di braccianti sottopagati, di agricoltori strozzati, e trasportatori intercontinentali solo perché ha un prezzo accessibile?

    E d’altro lato, come si può considerare solidale un pacco di pasta da mezzo chilo che costa due euro e mezzo, e quindi potrà essere appannaggio solo di qualche ecofighetto pieno di grana?

    Non si esce vivi da questa discussione, se non si considera la necessità di cambiare integralmente stile di vita, di rinunciare a tutto il superfluo, dando il giusto valore ai prodotti alimentari e a chi li produce.

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