Il tramonto del capitalismo

SIAMO VICINI AL TRAMONTO DEL CAPITALISMO?

Siamo alla fine di un’epoca durata qualche secolo caratterizzata dalla nascita e poi dal diffondersi globale del capitalismo?
Sono aperte le scommesse! Ma non sul fatto se è vera o meno questa affermazione ma su quanto tempo ancora durerà questo sistema e se sarà un passaggio indolore o meno!

Che l’attuale sistema sia destinato a cambiare profondamente è indubitabile, basti solo pensare al picco del petrolio, cito un simpatico articolo: tratto da http://ugobardi.blogspot.com/2011/09/il-picco-del-petrolio-e-storia-passata.html articolo originale http://www.culturechange.org/cms/content/view/674/66/ di Dmitry Orlov

La premessa con cui si apre questo articolo è: (…) questo è l’anno in cui, per la prima volta, quasi tutti sono pronti ad ammettere che il Picco del Petrolio è reale (…) Solo 5 anni fa tutti, dai funzionari di governo ai dirigenti delle compagnie petrolifere, trattavano il Picco del Petrolio come il lavoro di una frangia estremista (..).
Poi prosegue scrivendo con il suo stile ironico che i tempi sono maturi per “dichiarare, inequivocabilmente, che il Picco del Petrolio è effettivamente una fesseria” precisando però che solo una parte della curva del grafico seguente è tale e cioè la parte discendente post picco. “(…) Se salire fino al picco deve aver richiesto tecniche alpinistiche, la pendenza verso il basso sembra che possa essere affrontata in ciabatte da bagno”.

Questo per dire che la parte di curva discendente che da l’idea tutto sommato di una discesa tranquilla priva di qualsiasi tratto ripido non è credibile. Il dolce declivio dopo il picco è il risultato delle conoscenze dei geologi sulla residua disponibilità di petrolio, ma una discesa senza scossoni e senza rischi di cadute repentine non tiene conto di quello che molto probabilmente può succedere al nostro modello economico in caso di fine definitiva di ogni speranza di crescita infinita.
Poi chiarisce bene che la crisi di carenza di combustibile di fronte alla quale ci troviamo non ha nulla a che vedere con le crisi che nel passato hanno coinvolto alcune nazioni, nel caso di singole nazioni il problema di rischio di un collasso economico si è risolto aumentando le importazioni, ora nel caso del pianeta intero non esistendo la possibilità di importare dall’esterno non rimane che il collasso.

L’autore prosegue sostenendo che la speranza in una possibile riduzione progressiva del bisogno di petrolio senza rischi di collasso è poco realistica, così come è costituito ora il nostro modello economico/produttivo è impensabile poter governare una decrescita, riporto questa battuta (…) La fine della crescita è imponderabile; comincia a parlarne e vedrai che improvvisamente tutti decidono che è ora di pranzo e cominciano ad ordinare da bere. (…).

Quindi elenca altri 4 fattori che avranno certamente conseguenze sull’assetto della curva discendente:

1°) la previsione di produzione globale post-picco è basata su numeri che sono stati sopravvalutati, per motivi diversi, sia dai paesi dell’OPEC che dalle compagnie energetiche negli Stati Uniti. (…)“Mettete via le vostre ciabatte da piscina; per avere a che fare con la pendenza discendente del Picco del Petrolio avrete bisogno di un buon equipaggiamento da alpinista”(…).

2°) le nazioni esportatrici di petrolio, quando la loro produzione comincia a vacillare, hanno una forte tendenza a tagliare le esportazioni prima di tagliare i consumi interni. (…) Questo significa che diventerà impossibile importare petrolio internazionalmente molto prima che i pozzi si asciughino, (…) Così, se vivete in una nazione che importa petrolio e pensavate di poter venire a patti con la pendenza discendente del Picco del Petrolio coi vostri scarponcini da escursione, metteteli via. Avete bisogno di un paracadute(…).

3°) (…) sempre più energia è richiesta per tirare fuori un barile di petrolio dalla terra e per raffinarlo. (…)  Ad un certo punto non sarà più possibile economicamente consegnare il gasolio o la benzina ad una stazione di servizio. (…)

4°) la globalizzazione ha reso tutte le realtà industriali fortemente interdipendenti, non c’è nessuna azienda che si rifornisce di tutto quello che di cui necessita nella nazione in cui risiede, per cui è possibile che l’industria estrattiva o di raffinazione o di trasporto necessiti di attrezzature o pezzi di ricambio che erano prodotti da una nazione che ha collassato e che non è più in grado di produrre (…) i tecnici che costruivano la tua apparecchiatura hanno smesso di cercare il petrolio sufficiente per guidare fino al loro posto di lavoro ed ora stanno zappando i loro cortili urbani per coltivare patate (…).

In poche parole l’autore di questo articolo trova molto difficile credere che la discesa dal picco del petrolio possa essere un percorso senza bruschi quanto temibili cadute verso il basso, e nonostante ammetta che è impossibile prevedere quali cambiamenti avverranno, dichiara: (…) Se ci volessimo preparare, più verosimilmente noi avremmo pochi mesi, potremmo avere qualche anno, ma di certo non abbiamo alcuni decenni. (…).

Ma al di la del fatto che il petrolio si sta esaurendo e che sulla sua disponibilità illimitata si era basato questo modello economico, c’è chi ritiene sia molto probabile che a far cadere verticalmente questo modello economico, prima ancora dell’effetto della scarsità degli idrocarburi, sia lo scoppio della folle bolla finanziaria che si è formata in questi ultimi decenni e i cui effetti stanno già manifestandosi nella crisi in atto.

Pubblicato in Attualità, Decrescita, Riflessioni

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