Il legame alla terra

Cos’è che ci lega indissolubilmente al nostro territorio?

Io non sono nata in Valpolicella, mi sono trasferita li con mia madre e i miei fratelli quando avevo tre anni, Mia mamma è trentina, quindi posso tranquillamente dire che sono “foresta”, straniera in gergo.
Da subito mi è venuto naturale pensare che il legame che una persona può avere con la sua terra sia un fattore di nascita e conseguentemente di cultura ma non è così. Ho visto contadini che avvelenano e distruggono tutto in nome di facili gudagni, così come ho visto gente venuta dalla città che per amore della natura, hanno speso una vita cercando di proteggere il luogo nel quale sono venuti a vivere.
Non credo nella cultura che si tramanda. Ho visto figli di contadini dover a tutti costi fare i viticultori quando il loro sogno era di fare i musicisti. La cultura non si tramanda e non fa parte della terra, sono gli uomini, una cosa diversa.
Eppure è innegabile che nel momento in cui abitiamo lontano, delle sensazioni uniche ci riportano là, dove siamo vissuti e allora mi chiedo, che cos’è?
Piano piano riaffiorano nella mia mente impressioni uniche. Ogni stagione scandisce appuntamenti improrogabili, attesi pazientemente un anno alla volta e che sempre riescono a sorprenderci, innondando il nostro cuore di meraviglia.
Ecco il filo, comincia con la primavera. I ciliegi esplodono. Grandi nuvole bianche di fiori vengono a renderci omaggio e noi possiamo finalmente toccarle. Attraverso un ramo di fiori bianchi il colore del cielo è azzurissimo, il profumo di miele sprigionato dai ciliegi in fiore è registrato nella memoria, impossibile slegarlo da quel luogo.
Estate. Il manto verde delle viti ricopre ogni campo rendendo tutto morbido e lussureggiante, le passegiate vengono intervallate da piccole merende fatte di more di gelso, ormai sempre più rare e dai fichi, che oggi vengono lasciati cadere a terra miseramente.
Arriva l’autunno, l’odore pungente dell’uva mostata impregna l’aria ed è impossibile non farsi sedurre dai colori intensi ,rossi, gialli e arancioni che si susseguono con il passare dei giorni, ovunque. Ogni tipo di vite, dalla rondinella alla corvina ha colori particolari, il quadro non sarebbe lo stesso altrove.L’inverno arriva presto ma è ora di banchettare al caldo e solo io so cosa vuol dire mangiare monte veronese, marmellata di fichi e Valpolicella del contadino di cui so vita, morte e miracoli.
Il fiore del calicantus a gennaio ci ricorda che a breve tutto si riaccenderà, ad ora nel mio salotto il profumo del fiore d’inverno fa il suo dovere meglio di qualsiasi schifo di deodorante per la casa, e con che eleganza!
Il legame alla terra è qualcosa di universale, sono i sensi, che io condivido con tutti i miei vicini di casa, mio malgrado. Anche con quel vicino che ha tagliato tutti i ciliegi e i gelsi per fa posto alle vigne.
Se la terra potesse scegliere i suoi ospiti molto probabilmente scaccerebbe diverse persone dalla valpolicella, che magari avrebbero voluto far tutt’altro nella vita che i contadini. In compenso accoglierebbe a braccia aperte cittadini che darebbero un pezzo di cuore pur di vivere a contatto con la terra e che poco più di un anno dopo avrebbero già nel cuore la fioritura dei ciliegi.
Il legame, come quello per un figlio, deriva dall’amore, da tutti coloro che amano e proteggono il luogo in cui vivono, che siano autoctoni, foresti o stranieri.
Pubblicato in Riflessioni, Sovranità alimentare

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